C-Cinque + 1 – Watson

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una (all’incirca) di Salvatore Stefanelli (Il Mastino Napoletano di CSide).

1. Salve Mr. Watson. In poche parole: da quando scrive, cosa scrive e cosa legge?

In questo momento non saprei dirle quando, di preciso, ho iniziato a scrivere, di certo sono passati molti anni. Scrivo di avventure, intrighi, casi misteriosi e che cercano una soluzione; soprattutto di quanto capitato a un caro amico. Forse, lo conoscerà di nome: Sherlock Holmes.

In effetti, mi ricorda qualcuno che non ho avuto ancora il piacere d’incontrare.

Difficile che lo incontri: è scomparso da un po’. Ogni tanto qualcuno nel mondo ne parla, ma non so quanto ci sia di vero in quello che raccontano…

2. Mi dispiace interromperla ma mi ha concesso poco tempo e lei non ha ancora risposto all’ultima parte della domanda: cosa legge?

Mi scusi. Sa, parlando di Holmes, ci si distrae facilmente. Cosa leggo? In genere lo Strand Magazine e, se ho il tempo, mi diletto con i romanzi di avventura: ne sono usciti di molto belli in questi ultimi anni. Inoltre, leggo il Lancet e il Medical Journal, per tenermi aggiornato: sa, sono un medico.

Sì, l’avevo letto da qualche parte. Ma veniamo alla prossima domanda. Di tutto quanto ha scritto, cosa consiglierebbe a chi volesse leggere e perché? Un titolo solo.

Oh! Come siamo severi. Di sicuro le consiglierei “Uno studio in rosso” per iniziare e, via via, tutti gli altri romanzi o racconti, così saprebbe tutto quanto c’è da sapere sull’eccezionalità e le pecche del mio grande amico e, forse, anche sulle mie.

In verità, la domanda non si riferiva alla mia persona.

Davvero? A osservare lo sguardo di poco fa, mi sembrava molto interessato a Holmes.

Uhm! Non è affatto vero. Io sono qui per lei, Dott. Watson. Scrivo in un blog di letteratura e, tra lei e il suo amico, a che ne so, lo scrittore non è certo lui.

3. Quindi, venendo a noi, cosa consiglierebbe a chi si approcci adesso alla scrittura? Cosa fare e cosa non fare, secondo lei?

Non si alteri, giovanotto. Forse, le gioverebbe qualche goccia di valeriana o una bella camomilla calda con del miele.

Mi scusi. La giornata è stata molto stressante.

Posso immaginarlo. Andare in giro con questo caldo non deve essere una cosa molto piacevole. Debbo dirle, però, che questo giorno ha per me un significato speciale: il 7 di luglio di un po’ di anni fa venni alla luce.

Auguri! Non sapevo fosse il suo compleanno. Direi che non sembra avere gli anni che ha.

La ringrazio, ma il tempo passa per tutti, giovanotto. Se ne renderà conto, quando arriverà alla mia età. Tuttavia, per venire alla sua domanda, nella scrittura è meglio non tralasciare nulla: ci vuole una storia, dei personaggi e ambientazioni credibili, suspence ed emozioni, capovolgimenti di fronte se è il caso e un finale non proprio scontato. Mai annoiare il lettore, questa è la prima regola.

4. Mi dica: cosa sta scrivendo in questo periodo o, cosa vorrebbe scrivere?

Non sto scrivendo nulla, mentre l’unica cosa che vorrei scrivere è il ritorno di Holmes. Purtroppo, temo che Sherlock non si farà più vedere da questa parti, adesso è in pace con se stesso.

5. Quale autore, presente o passato, le piacerebbe poter conoscere e cosa vorrebbe dirgli?

Sir Arthur Ignatius Conan Doyle. Sì, credo proprio che mi piacerebbe dirgli due o tre cosette in privato; cose che, per ovvie ragioni, non starò qui a elencarle.

5+1. Come vuole. Eccoci, allora, arrivati all’ultima parte di questa intervista. Per favore, si racconti in un racconto, con un inizio, una parte centrale e una fine, per dirci qualcosa di lei.

Dopo Maiwand mi trovai a cercar casa in una Londra fin troppo esosa per le mie finanze dell’epoca. Fortuna volle che, in cerca di un coinquilino, al 221B Baker Street incontrai Holmes. Che avventure… e che rabbia; non riuscire a stargli sempre dietro, ma ho fatto valere la mia esperienza medica e le mie non poche intuizioni. Ora sono solo, dopo due matrimoni, e Holmes mi manca come non mai. Sfortunatamente, è una ricerca senza fortuna la mia e, non mi resta che credere in quanti raccontano di lui e pensare che se in quelle storie appaio anch’io è perché riconoscono la nostra grande amicizia.

Più di una lacrima bagnano gli occhi di Watson e capisco che l’intervista è davvero finita.

Grazie Dott. Watson

Grazie a lei, giovanotto. Mi scusi, può ricordarmi il suo nome?

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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