C-FantastiChe – Marisa Ferraris

CFantastiChe le interviste raccontate di Stefania Fiorin

A metà fra racconto e intervista, a metà fra una conversazione e un pensiero. Non chiamatele interviste, non chiamateli racconti, chiamatele “Le interviste Fantastiche”. (4)

MARISA FERRARIS

Coordinatrice stilista e collezionista di abbigliamento e accessori vintage.

Marisa è una giovane cinquantenne con un bagaglio di esperienza acquisito nel campo della moda.

In un recente passato ha collaborato, come coordinatrice stilista, con firme importanti quali:

Karl Lagerfeld, Mila Shön, Prada.

La sua verve, il suo esprimersi diretto che rende semplici le cose più tecniche, l’amore che emana quando parla dei progetti realizzati e in cantiere, la sua ricca collezione di cappelli dalle incredibili fogge, mi hanno spinto a chiederle un incontro per un’ intervista fantastica.

Ho raggiunto il cancello della sua dimora: un’antica villa a tre piani, stile Liberty, posizionata in un angolo incantevole del varesotto da dove si vede il bacino del lago e la catena montuosa che oggi spicca nell’ azzurro del cielo.

Un piano dell’edificio è uno spazioso guardaroba per la collezione di centinaia di abiti e accessori vintage.

Suono il campanello. Marisa apre e compare alla porta abbigliata in modo inusuale ma di grande impatto. Indossa un kaftano utzbeko di fine ottocento, color amaranto con ricami argento; i capelli sono raccolti in una treccia trattenuta sul capo da un fermaglio in argento e lapislazzuli.

Il solo guardarla mi trascina indietro nel tempo, odo sussurrar di voci accompagnate da profumo di sandalo e rosa.

S– Buongiorno, Marisa. Eccomi, puntuale!

M– Carissima Stefania, che piacere incontrarti, entra,dai! – con un sorriso mi fa strada e la seguo emozionata dal privilegio di essere una delle poche a varcare una soglia tanto ambita.

S– Ti va bene se facciamo l’intervista nel guardaroba vintage?

M– Sì, certo! C’è un morbido tappeto con dei cuscini, staremo comode.

Saliamo la prima rampa di scale in sasso e raggiungiamo la mitica porta. In silenzio, mi preparo all’emozione incontenibile che mi conquisterà appena entrerò in questo mondo di stoffa, odori e colori.

La padrona di casa, con uno sguardo d’intesa, mi incita a varcare la soglia. Io, prima di farlo, levo le scarpe in segno di rispetto a questo tempio.

Mi trovo dentro uno scrigno tra i più preziosi colmo di abiti antichi, di varie epoche dal 1800 al 1980, appesi a vista su grucce e in armadi dalle ante spalancate. Decine di paia di scarpe con punte stondate, aperte, quadrate, e con tacchi bassi, da vertigine, a zeppa, a rocchetto. Una parete è carica di vetrine con mensole colme di cappelli di seta, tulle, piume e strass. E poi collane, orecchini, bracciali, spille.

S– Sono impaziente di farti la prima domanda, Marisa: era l’anno 1922 e Felissia Felez, la protagonista di un mio racconto, si recava a Parigi per acquistare nuovi abiti alla moda, valigie, borse. Mi puoi dire che cosa avrà trovato e che cosa avrà comprato ( oltre a un’auto bianca ? )

M– A Parigi avrà acquistato abiti in pizzo e seta, dalla linea scivolata e senza punto vita. Completi Chanel, nuovo gusto, alla garçon; pantaloni larghi, maschili, da abbinare a maglie a righe come quelle dei marinai della Costa azzurra.

Non si sarà fatta mancare il lungo bocchino dal quale aspirare, con stile, il fumo della sigaretta.

S– Veniamo ai giorni nostri. Champagne, altra protagonista di un racconto che ho scritto: “indossò l’abito grigio perla che scivolava lieve sulle curve del corpo asciutto, calzò scarpe rosse dal tacco sottile e altissimo, lasciò i capelli sciolti a coprire la schiena”

Marisa, mi dici la tua opinione sulla scelta di Champagne?

M– Una collana o un bracciale, nei toni delle scarpe, avrebbero aiutato a sdrammatizzare l’austerità dell’abito grigio.

S – Chi scrive romanzi a sfondo storico, dove può reperire informazioni attendibili sull’ abbigliamento relativo all’epoca narrata?

M – Esistono parecchi libri scritti da storici del costume come ad esempio Doretta Davanzo Poli. Altri testi possono essere consultati presso la biblioteca di palazzo Pitti a Firenze – galleria del costume

S – Qual è il pezzo con più valore economico che hai ?

M– Un raro abito color oro di Fortuny: creatore veneziano di stupendi abiti plissettati “delphos”

S– Quale venderesti subito e perché?

M– Mi sbarazzerei immediatamente di un abito anni’60 che ho indossato al primo appuntamento con un uomo che credevo fosse il grande amore ma poi mi ha deluso. Lo vorresti acquistare? Conosci qualcuno a cui potrebbe interessare?

S– Grazie per l’offerta, ci penserò con calma. Da quale pezzo non ti separeresti?

M– Mi separerei da tutto e da niente.

S– Quello che nessuno sa.

M– A ogni ritrovamento di un abito o un oggetto del passato, faccio in modo che mi parli delle persone a cui è appartenuto. C’è sempre una storia. C’è sempre l’energia di chi l’ha indossato, sono certa che rimanga e l’accompagni. Se si tratta di un vestito, lo accarezzo, lo osservo e do sfogo alla fantasia: partono i pensieri di balli, ricevimenti, teatri, appuntamenti, incontri romantici. Se i pensieri sono negativi: non lo prendo con me.

S– Ti chiedo un favore, posso indossare pochi minuti, quell’abito in maglina di seta anni ‘70 di Pucci?

M– Sì, volentieri! Ti raccomando di usare la massima attenzione nel maneggiarlo, talvolta i tessuti sono resi fragili dai trattamenti subiti, da lavaggi sbagliati e dal tempo.

L’abito colorato mi sta a pennello. Lo specchio riflette l’immagine di una donna che potrebbe essere attuale; si sa, la moda, a volte, compie ampi giri per poi tornare a incantarci di nuovo.

S.F.

cc  CSide Writer – Stefania Fiorin  

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