C-Incontri – le interviste – Antonio Tenisci

C-Incontri  Le interviste (117)

 

Oggi nel nostro salotto virtuale di CSide Writer incontriamo Antonio Tenisci, scrittore che ci ha coinvolto con il suo romanzo dal titolo “Ombre Viola” uscito sullo speciale nr. 84 del Il Giallo Mondadori, che raccoglie tre casi di femminicidio, raccontati dal altrettante tre abili penne. Ci sediamo con lui per chiacchierare del suo libro, di scrittura e dell’irrinunciabile lato C.

CSW: Ciao Antonio benvenuto su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti qualcosa da bere?

AT: Ciao e grazie. Non bevo alcolici. Potrei iniziare a sparlare per una birra e non è il caso visto che da qui in avanti la questione è molto seria. Quindi mi accomodo volentieri e prendo un caffè, che non può mai mancare quando si parla tra amici.

CSW: Il tuo romanzo “Ombre Viola” è uscito in edicola con Il Giallo Mondadori, nella raccolta dal titolo “Amori Malati” assieme al romanzo di Oriana Ramunno e al racconto di Elisa Bertini. Ci racconti in breve com’è nata l’idea per questa storia?

AT: Per prima cosa saluto Oriana ed Elisa che hanno condiviso con me questa avventura. Sono due grandi scrittrici, ed è nata una bella amicizia tra noi mentre scrivevamo per lo speciale. In un modo abbastanza inaspettato ho avuto la possibilità di avvicinarmi a questo argomento di cui tutti parlano, ma che forse pochi affrontano seriamente, se non le tante associazioni sparse sul territorio. L’idea è nata dal fatto che veniamo a conoscenza di un femminicidio quando i giornali ci riportano l’ennesima storia di violenza finita male. Davanti alla morte di una donna, uccisa da un uomo che ha amato, siamo impotenti. A un certo punto mi sono chiesto il motivo di una violenza così assurda, cosa ci fosse davvero dietro ai visi di quelle donne, e ho scoperto un mondo che non conoscevo.

CSW: Ombre Viola affronta il difficile tema del femminicidio, ma è anche una storia di riscatto femminile. Secondo te quanto può influire su questo difficile tema l’opinione sociale e il contesto culturale?

AT: Ho avuto la fortuna di confrontarmi con un’associazione contro la violenza sulle donne che mi ha fornito materiale e numeri per farmi capire quanto sia radicalizzato il problema sul territorio. Questo tipo di violenza è trasversale alle condizioni sociali o culturali dei protagonisti. Abbiamo spesso l’illusione di capire tutto, e personalmente ho sempre pensato che questo tipo di violenze riguardassero persone ai margini o con condizioni di vita difficile, e invece riguarda tutti, a prescindere dal livello culturale e sociale. Questo non vuol dire che non possiamo fare nulla. Ci sono modi di pensare per cui cresciamo con determinate ideologie maschiliste radicate. Un esempio molto piccolo ma significativo è quello che quando parliamo di donne le indichiamo come ‘sesso debole’, ma le nostre donne non sono deboli proprio per niente! Le parole sono importanti, e molto spesso fanno male. Mi piacerebbe pensare che da piccoli gesti quotidiani si possa cambiare il modo di pensare.

CSW: Nel tuo libro mi ha colpito in particolare una frase “Ecco cosa lo faceva sentire colpevole; era il suo essere uomo…”, presa direttamente da un pensiero del commissario Umberto Pazienza. Secondo te c’è un modo diverso di vedere il femminicidio, dagli occhi di un uomo rispetto a quelli di una donna, oppure il male è brutalmente trasversale?

AT: Guarda. Il personaggio del commissario Pazienza è stato quello più tormentato, ma anche quello che i lettori stanno apprezzando di più. Infatti non sarebbe dovuto essere così introspettivo, ma a un certo punto ho voluto trasmettere, tramite lui, il vortice di indignazione, pietà e schifo che provavo tutte le volte che, da uomo, leggevo o intervistavo vittime con le loro tremende storie. Da uomo non ho voluto accettare quello che ascoltavo, e ancora oggi provo forte disagio. Se gli uomini capissero davvero il male di cui sono capaci, non ci sarebbero donne vittime della loro brutalità. Molto dipende dalla vita che viviamo. Abbiamo perso freni e inibizioni, abbiamo perso il buon senso e spesso anche la ragione. Ho cercato di fare del commissario Pazienza un prototipo di persona che va scomparendo, ingurgitati come siamo dall’idea di sopraffazione dell’altro. Lui è un credente e si fa tante domande, dovremmo iniziare a farcele un po’ tutti, qualunque sia quello in cui crediamo.

CSW: Questo è il momento in cui cerchiamo di alleggerire l’atmosfera con la domanda irrinunciabile per i nostri ospiti. La scrittura per alcuni è uno sfogo, per altri una necessità, per altri ancora uno strumento di denuncia, ma ne avremo davvero troppe per elencarle tutte. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

AT: Se non avessimo nulla da dirci saremmo degli oggetti inanimati. Ognuno sceglie il suo modo per far sentire la propria voce, per questo è esploso in modo così forte il bisogno dei social, che stanno cambiando la maniera di confrontarci. La scrittura e figlia della lettura, che a sua volta è conseguenza della scrittura, in un cerchio in cui se entri, non ne vuoi più uscire.

CSW: Abbiamo parlato del tuo libro dal punto di vista del messaggio legato al femminicidio. Ma che mi dici invece di quell’intrigante finale dove il commissario propone il colpevole nella sua arringa finale? C’è un nostalgico richiamo, o una sorta di tributo al giallo classico o sbaglio?

AT: Bravo, hai colto nel segno. Da ragazzo spendevo la paghetta in edicola piuttosto che con gli amici in sala giochi. Andavo a comprare il Giallo Mondadori che permetteva anche a un ragazzino di leggere un romanzo d’élite a un prezzo abbordabile (ancora oggi è così dopo quasi novant’anni). Così ho scoperto i più grandi giallisti del mondo e con Ombre viola ho provato l’emozione irripetibile di vedere il mio nome stampato su quel magnifico sfondo giallo. Ho pensato ai romanzi che più mi appassionano, soprattutto al modo di fare di Ellery Queen, e in generale a tutte le volte che ho sognato con le sue storie.

CSW: E questo mi suggerisce la prossima domanda. Se potessi incontrare uno scrittore del passato chi vorresti incontrare?

AT: Senza dubbio vorrei avere la possibilità di incontrare J.L. Borges. Starei ad ascoltarlo per ore senza parlare, solo per godere della sua immensa cultura e del suo assoluto genio.

CSW: Prima dei saluti finali ti chiediamo dei tuoi prossimi progetti di scrittura. Hai già in programma qualcosa che ci puoi anticipare?

AT: Molti amici lettori, e alcuni editori, mi hanno chiesto di scrivere una nuova storia con i protagonisti principali di Ombre viola, primo su tutti il commissario Umberto Pazienza. Sono sicuro che ci sarà una nuova indagine, ma non prima di aver terminato il romanzo a cui sto attualmente lavorando. Sono tornato allo storico, il mio primo amore, e sarà una bella sorpresa per i lettori perché sarò in compagnia di una cara amica.

CSW: Grazie per essere stato con noi. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

AT: Un arrivederci virtuale a tutti quelli che sono arrivati a leggere fino a qui, con l’augurio che ci si possa incontrare di nuovo e presto. Grazie alla redazione di C-Side Writer, all’amico Marco Ischia che mi hanno ospitato, e grazie a tutti quelli che avranno la curiosità di approfondire in modo costruttivo l’argomento violenza sulle donne, perché non ci sia mai più una donna che pianga per dolore, ma solo per gioia.

 

 

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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