C-Incontri – le interviste – Cristina Katia Panepinto

C-Incontri  Le interviste (113)

Oggi su CSide Writer incontriamo Cristina Katia Panepinto autrice del libro “Il fioraio di Monteriggioni” (Golem Edizioni), un giallo dalla trama intricata in cui i destini di una famiglia potente si amalgamano a torbide vicende di assassini e suicidi. Ci sediamo con lei per chiacchierare del suo libro, di scrittura gialla, e come sempre accade anche di Lato C.

CSW: Ciao Cristina benvenuta su CSide Writer, ho allestito questa bella mostra di quadri per metterti a tuo agio, mentre ti accomodi nel nostro salotto virtuale, posso offrirti qualcosa da bere?

CKP: Grazie! Prendo volentieri un tè con una goccia di latte, in onore di Agatha Christie, la scrittrice che mi ha fatto amare la letteratura gialla. Complimenti per la scelta dei quadri. Come avrai intuito dal mio libro, sono affascinata dalla pittura. Mi piace, perché è in grado di restituire la realtà filtrandola con gli occhi dell’anima.

CSW: Il Fioraio di Monteriggioni è un giallo che parte dall’assassinio di una ragazza di una famiglia influente, e che poi porta il lettore in una vicenda che è caratterizzata dagli intrighi di questa stessa famiglia. Com’è nata nella tua penna l’idea per questa storia?

CKP: Ho sempre letto tanto, ma non ho mai avuto il coraggio di creare qualcosa di mio. Lo stimolo è arrivato pochi mesi prima di trasferirmi da Firenze a Lecce. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere una una storia ambientata nei luoghi che amavo, così ho cominciato a giocare con la fantasia e mi è comparsa questa ragazza abbandonata in un cassonetto. All’inizio la vicenda era molto frammentaria, ma un po’ alla volta si sono aggiunti altri personaggi e ogni dettaglio ha trovato il suo posto. Non è stato facile far quadrare tutto usando un linguaggio adeguato, ma alla fine ecco il risultato.

CSW: Uno dei tuoi personaggi a un certo punto dice che “L’emozione suscitata da un quadro appartiene a chi lo osserva, non a chi lo ha creato.”, io ho sempre pensato la stessa cosa dei libri. Quanto credi che appartengano le emozioni suscitate da un libro al suo autore e quanto al lettore?

CKP: Il personaggio in questione è un artista e la frase richiama l’esperienza di un mio amico pittore. Lui mi ha sempre detto di provare una grande tensione fisica ed emotiva durante il processo creativo, ma di passare a una forma di straniamento ai limiti del disinteresse appena finisce il quadro. Questo perché è convinto che nessun altro potrà mai provare i suoi stessi sentimenti e preferisce lasciare l’opera al suo destino. È una posizione forte, che forse in molti non condivideranno (soprattutto gli scrittori), ma penso che in fin dei conti abbia ragione. A lavoro finito, colui che fruisce dell’opera ne diventa l’unico interprete, indipendentemente dalle intenzioni dell’autore, importanti ma non vincolanti. Un libro, un quadro, un film altro non sono che degli input, da cui scaturiscono liberamente nuovi universi, interpretati da chi legge o osserva.

CSW: Lo scorso anno il libro si è conquistato il primo posto nella sezione e-book del Festival Giallo Garda. Quanto contano premi come questo per la diffusione di un libro? E quanto invece per l’autore?

CKP: Per me Giallo Garda è stato importantissimo. Al di là della gioia per aver ottenuto un importante riconoscimento con il mio romanzo d’esordio, il premio mi ha permesso di fare un salto di qualità dal punto di vista editoriale. Il libro in prima battuta era infatti comparso solo come ebook per una CE digitale. Forte di questa vittoria, ho trovato il coraggio di propormi a case editrici più strutturate e ho avuto la fortuna di essere apprezzata da Golem Edizioni, che mi ha dato fiducia e ha portato il romanzo in libreria.

CSW: Questa è la domanda che propongo sempre a chi ci viene a trovare. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

CKP: Per quanto riguarda i gialli, potrebbe essere così. Il lato A è la storia come viene raccontata dal narratore: misteriosa, frammentaria, piena di indizi indecifrabili. Il lato B è la storia come veramente è, rivelata nella sua interezza solo alla fine, grazie alla soluzione del caso. La terza dimensione, il lato C, è invece rappresentata dal viaggio emotivo del lettore, che attraversa vicende inquietanti, dietro cui spesso si nascondono le più innominabili pulsioni umane.

CSW: Il tuo libro è caratterizzato da una trama che interessa molti personaggi. Nel creare l’intreccio, hai seguito una scaletta precisa, uno schema dettagliato, oppure ti sei lasciata guidare da loro e dalle emozioni.

CKP: Sì, è vero, i personaggi sono numerosi, ma chi ha letto il libro sa che nessuno di loro è superfluo. La famiglia Aldori nasconde un segreto che coinvolge tutti i protagonisti e il riaprirsi di vecchie ferite avrà conseguenze pesanti su ciascuno di loro. Certo, all’inizio bisogna prestare attenzione per capire i loro complessi rapporti, anche perché il narratore non fornisce molte informazioni e ci si deve affidare solo a quanto viene detto e fatto. Presto però ogni cosa acquista il suo significato e gli eventi scorrono da un capitolo all’altro come in una catena. Confesso comunque di non aver scritto seguendo una scaletta dettagliata. Naturalmente avevo in mente gli eventi principali e dove volevo arrivare, ma è stato un po’ come scoprire io stessa la verità assieme a Violetta, il personaggio che nel libro conduce il lettore attraverso tutta la vicenda. Ad ogni passo che ideavo per lei, seguiva come conseguenza l’incastro successivo, fino alla soluzione finale.

CSW: Le epopee di famiglie potenti sono ricorrenti nella letteratura classica, tu le riproponi in un giallo. Hai avuto qualche influenza di qualche autore del passato? Se dovessi scegliere un libro che abbia qualche assonanza con il tuo, quale sceglieresti?

CKP: Mi sono sicuramente ispirata agli intrecci di Agatha Christie, che spesso coinvolgono famiglie intere. Poi, per fare una battuta, potrei dire che, come in “Cent’anni di solitudine”, anche nel Fioraio può nascere l’esigenza di farsi un bello schemino con i nomi dei protagonisti così da non perdersi nel dedalo dei vincoli familiari. Ma qui si fermano i parallelismi…

CSW: Siamo quasi ai saluti finali, ma prima siamo curiosi di sapere se incontreremo ancora Amedeo e Violetta. Ci sono nuove storie che li aspettano nel futuro, oppure hai altri progetti?

CKP: Questa è una delle domande che mi vengono rivolte più spesso da chi ha apprezzato il libro. Sinceramente non avevo previsto che la coppia Amedeo-Violetta lasciasse l’acquolina in bocca, ma forse dovrei pensarci su. Nel frattempo mi auguro di pubblicare presto il mio nuovo romanzo. È sempre un giallo, ma con una struttura narrativa diversa rispetto al Fioraio. È comunque una storia avvincente, piena di colpi di scena e sempre con Firenze come sfondo. Mi auguro piaccia altrettanto ai lettori.

CSW: Grazie per essere stata con noi, mi auguro non ti sia offesa se non ti ho offerto dei fiori, ma non mi sembrava il caso. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

CKP: Apprezzo la tua sensibilità, visto la triste funzione che hanno i fiori nel mio romanzo. E pensare che a me donano una gran serenità e la mia casa ne è sempre piena! Ti ringrazio per le domande stimolanti e saluto chi mi ha letto fin qui, con la colonna sonora del libro: “Shine on you crazy diamond” dei Pink Floyd!

https://www.youtube.com/watch?v=R0sw2CgysWY

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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