C-Incontri – le interviste – Giada Trebeschi

C-Incontri  Le interviste (107)

Oggi su CSide Writer incontriamo la magnifica Giada Trebeschi per parlare con lei del suo libro “Il vampiro di Venezia” (Oakmond Publishing), di come nascono certe storie, di come la storia influenza la stesura di un romanzo e di come le credenze, gli intrighi e i pregiudizi si possono ben amalgamare in un giallo storico che assume sfumature romantiche ed esoteriche al tempo stesso.

      

CSW: Ciao Giada benvenuta nel salotto virtuale di CSide Writer, non sarà una residenza signorile veneziana, ma mentre ti accomodi posso offriti qualcosa da bere?

GT: Certo, volentieri! Prendo un bicchiere d’Amarone che con il Vampiro di Venezia ci sta benissimo.

CSW: Il vampiro di Venezia, a dispetto del titolo non è una storia di succhiasangue intesa nella classica iconografia dai canini appuntiti, anzi, è un libro che fonda le sue radici in fatti storici e credenze popolari legate ai così detti “masticatori di sudari”. Ci racconti com’è nata l’idea per questo libro?

GT: L’idea nasce dal ritrovamento archeologico del 2006 sull’isola del Lazzaretto Nuovo a Venezia di uno scheletro con un mattone in bocca. Qualcuno dice che il mattone ci è capitato per caso, altri che è stato messo apposta perché qualcuno ha pensato che quella donna morta di peste a fine ´500 fosse una masticatrice di sudari. Si tratta di un’antica leggenda dell’est europeo e della Germania sud orientale che individua in questi mostri chiamati nachzeher, delle specie di vampiri che, masticando il proprio sudario, le proprie mani e quelle dei cadaveri accanto, prendono forza e possono uscire dalla propria tomba. Per continuare a vivere, ovviamente, devono bere il sangue dei vivi. L’unico modo per fermarli è impedire loro di masticare e dunque erano soliti mettere loro un mattone in bocca spesso anche a spaccar la mandibola. Io nel romanzo ho immaginato il momento in cui le hanno messo il mattone in bocca e poi ho giocato con la superstizione. Non si tratta infatti di una storia di vampiri in senso classico.

CSW: Io ho trovato il tuo libro romantico ed esoterico, in un “vestito” da giallo storico. Come sei riuscita ha creare questo turbinio di emozioni e metterle in un libro?

GT: Non ne ho idea. L’unica cosa che so è che ho cercato di raccontare una bella storia, con dei personaggi plausibili e veri cercando di creare un giallo il cui punto centrale non fosse solo la soluzione del mistero o la cattura dell’assassino.

CSW: Nel tuo libro non si può rimanere certo indifferenti a personaggi come Diamante e Adamàs, ma potrei citare anche Orso Pisani o Nane Zenon. Senza voler svelare nulla del loro ruolo nel libro, ci racconti come nascono personaggi come loro nella penna di uno scrittore?

GT: I personaggi sono per me il fulcro della storia e li creo facendoli muovere su un palcoscenico in cui ho già allestito l’ambientazione, cosa assolutamente necessaria nel caso di un romanzo ambientato in un periodo “altro” dal nostro. Poi, cerco di renderli plausibili nello spazio e nel tempo in cui si muovono e credibili nei sentimenti che, in nessun periodo, sono stati diversi da quelli di oggi. Tutto è cambiato, tranne il sentire umano.

CSW: Oltre che abile romanziera hai anche un dottorato in storia, quindi parlando di romanzo storico mi viene da pensare che in qualche modo parti avvantaggiata nella ricostruzione filologica di ciò che racconti. Questa pertinenza sui dettagli storici, é apprezzata secondo te dal pubblico di lettori medi, oppure siamo tutti un po’ “ignoranti” per poterlo fare veramente?

GT: Certamente sono facilitata avendo gli strumenti adatti per raccontare il periodo in cui ambiento la mia storia e so bene come fare ricerca per ricreare un’ambientazione plausibile, cosa che in troppi romanzi storici che vengono ultimamente pubblicati assolutamente non esiste. Certe cose, a mio parere, non dovrebbero essere improvvisate. Quanto alla pertinenza dei dettagli storici credo che il pubblico la percepisca a prescindere dalla conoscenza che ha della materia. Chiunque vedendo un quadro del quattrocento con una donna con lo smalto o gli occhi pesantemente truccati di bistro si rende conto che è un falso.

CSW: Quando parlo del blog mi chiedono spesso perché ho scelto il lato C e cosa sia, ma questa è la domanda che propongo sempre ai nostri ospiti, perché ognuno di noi ha la sua visione. Quindi la propongo anche a te. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

GT: Se il lato A della scrittura è la verità dello scrittore e il lato B la verità dei personaggi, il lato C è sicuramente la verità percepita dal lettore.

CSW: La scelta di pubblicare con una casa editrice come Oakmond Publishing, immagino scaturisca dal fatto che tu ne sei anche la direttrice editoriale. Ti va di parlarci un po’ del tuo ruolo e dei prossimi obiettivi editoriali della Oakmond?

GT: La Oakmond è una casa editrice tedesca nuova e rivoluzionaria che pensa a un’editoria non solo basata su criteri commerciali. Mi hanno chiesto di diventarne il direttore editoriale e, dato che credo profondamente in questo progetto, ho deciso di “metterci la faccia” e di essere il primo autore pubblicato da loro. Fanno un po’ ridere quelli che hanno una casa editrice a proprio nome o che ne dirigono una e poi i loro romanzi li pubblicano con grandi editori. Perché? Non reputano la loro casa editrice all’altezza? O non credono in quello che fanno?

CSW: Io ho avuto il piacere d’incontrarti grazie al Festival Giallo Garda. Premi letterari, eventi e presentazioni letterarie, secondo te servono davvero per avvicinare il pubblico ai libri, oppure sono solo eventi per appassionati? Qual è la tua opinione? E qual è il rapporto che hai con i tuoi lettori?

GT: Premi, eventi e presentazioni possono avvicinare un nuovo pubblico ai libri solo se sono organizzati in maniera nuova, non noiosa, associati magari a musica, performances di attori o altro. La noia è il pericolo più grande in questi eventi letterari.

Per quanto riguarda il rapporto con i miei lettori posso dirti che, anche grazie ai socials, sono riuscita ad abbattere un po’ quel muro che allontanava troppo l’autore dal proprio lettore. Cerco sempre di avere un approccio più diretto e personale sia virtualmente che agli eventi. Non è più il tempo di starsene sul piedistallo in cima all’inespugnabile torre eburnea.

CSW: Parlando sempre di libri e di storia, se dovessi scegliere un autore del passato da mettere nella tua libreria ideale, chi sceglieresti? E uno attuale?

GT: Una libreria ideale…? Ma io ne ho una realissima in cui Shakespeare è al primo posto. Fra gli autori attuali… Valeria Corciolani e Mariano Sabatini, due fra quei rari autori italiani contemporanei che raccontano di quello che sanno e lo fanno bene.

CSW: “Il vampiro di Venezia” ci ha stregati. Nella tua penna c’è già un progetto editoriale per il futuro che ci puoi anticipare?

GT: Non posso dire molto solo che sarà un libro più di spionaggio ambientato sul lago di Garda nel 1938. Come sempre nel mio caso, lo spunto nasce da una storia vera.

CSW: Grazie per essere stata con noi in questa bella chiacchierata, e dopo aver letto il tuo libro, per non sbagliarmi giro con un mattone in borsa, nel caso dovessi incontrare un masticatore. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

GT: Attenti a voi perché nulla a Venezia, e forse non solo lì, è mai quello che sembra.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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