C-Editoriali – Carta o Ebook, come lavora il cervello!

C-Editoriali Divagazioni sul tema (48)

Ebook o libro cartaceo?

(di Paolo Facco)

Se il dilemma vi sembra essere sopratutto psicologico siete nel giusto. Non occorre più porsi la domanda se sia meglio il libro stampato o quello elettronico. Ognuno di noi ha le proprie preferenze, ma è ormai innegabile che l’approccio che il nostro cervello ha rispetto ai due supporti di lettura è diverso.

Secondo Jack Uldrich, noto futurologo a livello mondiale, “l’ufficio senza carta non si è concretizzato per lo stesso motivo per cui i forni a microonde non hanno sostituito quelli tradizionali. Ogni tecnologia presenta vantaggi unici e tangibili e la carta non fa eccezione. Si potrebbe affermare che è il più importante strumento mai inventato per trasmettere, condividere e diffondere informazioni. Infatti, recenti studi scientifici hanno dimostrato che le persone comprendono e assimilano le informazioni fornite molto meglio su carta rispetto a quelle presentate in formato elettronico”. Ma parlando di libri ci piace ricordare una frase di colui che di libri e bibliofilia la sapeva lunga. “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio” scrive Umberto Eco nel volume “Non sperate di liberarvi dei libri”.

Ma com’è possibile che la comparsa della tecnologia digitale in ambito letterario abbia creato questa divisione fra chi preferisce il libro in forma cartacea e chi in forma digitale? Di solito, una nuova tecnologia viene sfruttata rendendo completamente obsoleta quella che l’ha preceduta; vedi, ad esempio le fotocamere digitali che hanno soppiantato alla grande ed in brevissimo tempo le fotocamere attrezzate per i rullini (causando in tal modo il collasso di società come Kodak e Polaroid). La questione ha incuriosito studiosi, psicologi e sociologi un po’ in tutto il mondo. Esiste un differente processo mentale che un cervello compie quando carpisce informazioni durante una lettura da uno schermo o da carta. Questi processi mentali sono stati studiati dalla psicologa dell’età evolutiva e delle scienze cognitive Maryanne Wolf dell’università di Tufts, Stati Uniti, la quale introduce nel panorama letterario il concetto di “fisicità della lettura”, non nuovo in fondo ma mai analizzato sistematicamente prima di lei. “C’è una fisicità nel leggere” – dice la Wolf – “Capire la differenza tra leggere su carta e su schermo richiede qualche spiegazione su come il cervello interpreta il linguaggio scritto. Spesso pensiamo al leggere come a un’attività cerebrale e astratta, invece, dal punto di vista cerebrale il testo è una parte tangibile del mondo fisico. Il cervello vede le lettere come oggetti fisici e non astratti. Non siamo nati con un circuito cerebrale dedicato al leggere. 

Dopotutto abbiamo inventato la scrittura in tempi relativamente recenti (nel quarto millennio avanti cristo). Quindi il cervello umano prende a prestito strutture cerebrali dedicate ad altre attività come il linguaggio parlato, la vista, la coordinazione motoria. Alcune di queste regioni cerebrali sono specializzate nel riconoscimento degli oggetti: come ci aiutano a distinguere una mela da un’arancia, allo stesso modo ci fanno riconoscere una lettera con le sue linee, le curve, gli spa  zi vuoti”. Oltre a trattare le lettere come oggetti fisici, il cervello percepisce un testo come una specie di paesaggio: quando leggiamo ci costruiamo una rappresentazione mentale del testo simile alla mappa di un luogo fisico, come la piantina di un appartamento o di una città. Il libro di carta è come una mappa topografica: orienta il lettore e lo aiuta a memorizzare quello che legge.

 

Molti studi hanno dimostrato che le persone ricordano le informazioni di un testo in base alla loro posizione nel libro. I libri di carta hanno una topografia più ovvia di quelli digitali. Un libro aperto presenta al lettore 2 pagine chiaramente definite, e 8 angoli per orientarsi. Mentre un lettore sta leggendo si focalizza su una pagina senza perdere di vista l’intero testo. Può anche sentire lo spessore delle pagine lette in una mano e sentire nell’altra le pagine che mancano. Girare le pagine è come lasciare le impronte su un sentiero. C’è un ritmo e una traccia visibile di quanto uno è andato avanti. Tutto questo non solo rende il libro più navigabile ma è anche più comprensibile e più facile da memorizzare. All’opposto la maggior parte degli e-reader e dei tablet interferiscono con la navigazione intuitiva del testo e inibiscono le persone dal tenere traccia del “viaggio” nella mente. Un lettore digitale ha difficoltà a vedere l’insieme, scorre le pagine digitando il testo, ma non ha una visione globale del libro. È come se Google maps facesse vedere strada per strada, senza mai mostrare la mappa intera. Molti editori, stanno ovviando all’indecisione e-book/libro grazie al processo economico che permette di vendere insieme due o più beni distinti: il bundling. L’importante è leggere, sempre e comunque, in qualsiasi forma si presenti il contenuto di uno scritto, sia esso su carta o su dispositivo, on line o off line.

 

cc CSide Writer -Paolo Facco

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