C-Incontri – le interviste – Stefano Santarsiere

C-Incontri  Le interviste (104)

Oggi su CSide Writer c’immergiamo nelle acque profonde dell’oceano al largo delle isole Fiji, e in questa location da favola, ci sediamo a parlare con Stefano Santarsiere del suo libro “I guardiani dell’isola perduta” (Newton Compton) cercando di scoprire cosa si può nascondere negli abissi più profondi del mare. Forse è lì che si nasconde il lato C che tanto cerchiamo!

     

CSW: Ciao Stefano benvenuto su CSide Writer, per l’occasione abbiamo ricreato una spiaggia delle isole Fiji, gli abissi ci sembravano un po’ inospitali. Mentre ti accomodi posso offriti qualcosa da bere dal nostro bar virtuale, magari lasciando da parte la kava?

SS: Grazie per l’invito. Prenderei volentieri un bel bicchierone di latte di cocco, freschissimo. A queste latitudini è l’ideale.

CSW: Credo di poter dire che il tuo libro parte da un preciso principio evolutivo (o forse dovrei dire involutivo). Per chi non è ancora arrivato alle note finali, ci racconti in breve com’è nata l’idea per questa storia?

SS: L’idea è nata assistendo a un documentario in tv. Anzi, quel documentario mi ha riportato alla mente suggestioni che mi accompagnavano fin da bambino, innescandomi quella urgenza di scrivere che talvolta può dare l’abbrivio alla stesura di un romanzo. Nel mio caso si trattava di fantasie alimentate dall’amore per il mare, dall’attrazione verso i suoi misteri e nutrite da pagine e pagine di letteratura d’avventura o orrorifica. Per anni, da ragazzino e da adolescente, durante le estati vissute con il mare a pochi passi da casa, ho goduto dei romanzi di Salgari, Stevenson, William Hope Hodgson, Lovecraft. Più tardi ho scoperto l’epopea dei grandi navigatori, l’influenza del mare sul folklore e le religioni, i miti sulle creature fantastiche come il Kraken e il Leviatano. Il mare è il luogo da cui proveniamo tutti ed era destino che mi lanciassi in una storia che lo vedesse protagonista. Il documentario di cui parlavo, con le sue ardite ipotesi evoluzionistiche, è stata solo la scintilla che ha avviato il processo.

CSW: Le immensità degli oceani sono popolate da misteriose creature. Considerato che molti le ritengono meno esplorate di una parte di spazio cosmico, quanto è realmente possibile secondo te fare nuove scoperte?

SS: Be’, è un dato di fatto che ogni spedizione verso profondità oceaniche riveli nuove e sorprendenti scoperte. L’ultima discesa del National oceanic and atmospheric administration (NOAA) nella fossa delle Marianne ha portato alla luce nuove specie di spugne e di stelle marine. Purtroppo ha anche evidenziato la presenza di rifiuti: perfino a 5000 metri di profondità sono comparse lattine di birra o carne in scatola, ed è qualcosa che mi amareggia moltissimo. Il tema ecologico è infatti un’altra componente del mio romanzo.

CSW: Questa è la domanda irrinunciabile che viene proposta ai nostri ospiti, quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

SS: La (ri)scoperta del lato più autentico di noi, il tornare fanciulli e ricordarci quello che ci appassionava fino a urlare di gioia. Ecco: quando inizio a scrivere di un tema che mi sta a cuore, ho una reazione fanciullesca di eccitazione e ilarità sfrenate. E se accade, è segno che vale la pena continuare.

CSW: Nel tuo libro ho trovato in molte parti un’attenta ricostruzione non solo dei luoghi, ma anche degli usi e costumi. Si tratta di esperienza personale, oppure sono frutto di un’attenta documentazione?

SS: Le due cose. Ho avuto la fortuna di recarmi alle Fiji nel 2014 e di apprezzare non solo la bellezza prorompente, direi accecante di quelle isole, ma anche l’umanità dei suoi abitanti, il loro modo di vivere in mezzo all’oceano e sentirsi ancora parte dell’universo, proprio perché non distratti dal frastuono della cultura occidentale. Durante la stesura del romanzo ho poi approfondito aspetti culturali e storici che risultavano funzionali alla trama. Ne hai citato uno in premessa: la kava, elemento fisso delle serate fijiane, una sorta di bevanda mistica che ha sia uno scopo conviviale sia una funzione magica.

CSW: Atmosfere esotiche, ma non solo, che a me portano alla memoria alcuni autori della mia infanzia. In questo aspetto ci sono delle influenze da parte di autori del passato?

SS: Alcuni li ho citati. E se ne devo aggiungere uno, direi Conrad, soprattutto La linea d’ombra.

CSW: Abbiamo parlato di atmosfere esotiche cosa che mi stimola una nuova domanda. Esiste secondo te un luogo perfetto per scrivere? Può il luogo in cui si scrive, influire su ciò che si scrive?

SS: Il luogo perfetto, almeno per me, è casa mia, con mia moglie e la mia bambina di due anni nelle vicinanze. Ma devo anche dire che sì, il luogo può influire, di certo può indirizzare un racconto non ancora sufficientemente solido nello sviluppo. Quando mi trovo nel mio luogo di origine (un paesino lucano di duemila anime) mi ritrovo a pensare a racconti dalle atmosfere fantastiche, dai toni lirici e i temi da realismo magico. In città è il thriller o la spy story a intrigarmi. Sarà un caso?

CSW: Charles Fort è un personaggio che si districa nei misteri. Quando pensi che lo incontreremo di nuovo… sempre se ce lo puoi dire?

SS: Credo (e spero) nel 2018. Sto scrivendo una storia che parla di magia e di intelligenza artificiale. Mi sto interessando moltissimo al rapporto tra l’uomo e la tecnologia in chiave futura. La domanda che mi sto ponendo insistentemente è: su quali basi occorre rifondare questo rapporto affinché l’uomo continui a esistere su questo pianeta? Ancora una volta, il povero Charles Fort non avrà altro desiderio che fumare Moods e curare La voce dei dannati dalla sua comoda casa bolognese, e invece dovrà sforzarsi di salvare la pelle.

Nel frattempo, ho per i lettori della Newton Compton una sorpresa che potrebbe precedere il nuovo appuntamento con Charles Fort. Stiamo lavorando infatti a una thriller molto particolare, con un personaggio che non mancherà di stupirvi.

CSW: Grazie per essere stato con noi in questa splendida spiaggia fijiana. Prima di ripartire per la prossima avventura ci regali un C-saluto?

SS: Vi ringrazio moltissimo dello spazio concessomi e spero di risentirvi presto. Nel frattempo… un C(harles)-saluto a tutti i lettori del sito!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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