C-Incontri – le interviste – Paolo Grugni

C-Incontri  Le interviste (99)

Oggi su CSide Writer torna a trovarci Paolo Grugni, dopo che abbiamo letto il suo libro “L’odore acido di quei giorni” (Laurana), ci sediamo a chiacchierare con lui di politica, di masse, di colori, di fazioni, ma anche di scrittura, di libri e di come questi possano inserirsi in qualche modo nella vita delle persone.

   

CSW: Ciao Paolo bentornato su CSide Writer, l’ultima volta non hai preso niente dal nostro bar virtuale (eri in servizio), questa volta riesco a tentarti?

PG: Vada per una weissbier.

CSW: Nel tuo libro, una vicenda di omicidi è ambientata in un contesto storico che racconta la fine degli anni Settanta, quando le proteste politiche hanno raggiunto l’apice della violenza. Come mai questa scelta di raccontare quei giorni?

PG: I motivi sono stati diversi. Innanzitutto, quando sentivo parlare dell ’77, mi accorgevo di averne solo una vaga idea. E la stessa cosa avvertivo quando ne parlavo agli altri. Mi sono così deciso a ricostruire quel periodo in modo che, soprattutto le generazioni più giovani, apprendessero e capissero cos’era veramente successo.

CSW: Fra le citazioni che mi sono rimaste impresse c’è questa: “Per loro era un’azione da inserire nella volontà delle masse di condurre la lotta di classe anche sul terreno della violenza e dell’illegalità.”, mi pare si parli di scelte politiche che a volte attribuivano volontà del popolo, ma non realmente esistenti. La “falsa propaganda” può secondo te condizionare le masse?

PG: La falsa propaganda gioca da sempre un ruolo fondamentale. L’opinione della gente viene troppo facilmente condizionata dai mezzi di comunicazione. Viviamo nell’era di Facebook, quale migliore esempio di manipolazione di massa? Il regno della finta libertà di espressione, ma della vera creazione di fake news.

CSW: Alessandro Bellezza, il protagonista del tuo libro, si muove fra rossi, neri, comunisti, fascisti, in un intreccio dei ruoli. In un dialogo si dice che tra i tuoi amici comunisti ci sono più fasci e spie che comunisti stessi e così dall’altra parte.”. E’ un modo per dire che alla fine l’estremismo d’ideali è talmente simile nella sua radicalità da non avere quasi differenze negli opposti?

PG: Vero che spesso le idee radicali nei loro estremi si assomigliano. Ma quello che intendevo dire che è, allora come oggi, i giochi di potere sono mascherati da posizioni ideologiche che in realtà non interessano a chi le diffonde.

CSW: Lotta per gli ideali, e ideali che muoiono per i mezzi con i quali si cerca di perseguirli. Nel tuo libro c’è la ricerca del colpevole di terribili assassini, un colpevole che si veste di una casacca. Quanti assassini si sono vestiti di casacche non loro, alla ricerca solo della violenza?

PG: Le casacche politiche sono maschere che spesso servono interessi privati. Quanti politici abbiamo visto ‘battersi’ per un’idea quando in realtà facevano gli interessi delle nostre mafie?

CSW: Abbiamo parlato di ideali, di ideologie, di atti compiuti in nome di ideali e ideologie. Quale potrebbe essere secondo te il lato C delle ideologie? E degli ideali?

PG: Tutte le ideologie politiche hanno drammaticamente fallito. Il lato C è quello di prenderne le distanze in modo definitivo. Gli ideali sono una categoria del pensiero che dovrebbe distaccarsi da ogni forma di spiritualità.

CSW: Partiti che si alleano per perseguire gli interessi dei singoli, macchinazioni per il potere, l’esclusività di un pensiero da ergere a baluardo di una campagna politica. Ritrovo questo pensiero in una frase attribuita alle sinistre, ma suonerebbe allo stesso modo anche girata dall’altro lato:“Per loro non poteva, ma sopratutto non doveva, esistere nulla che stesse più a sinistra di loro.”. Davvero il potere è stato relegato alla volontà di pochi che ci illudono di essere in una democrazia?

PG: La democrazia è un dio che ha fallito (Hans-Hermann Hoppe). Ci illudono che votare cambierà le cose. Eppure mai nulla cambia. Basti guardare all’Italia, dove da sempre c’è una finta alternanza politica, ovvero governano solo partiti reazionari qualsiasi colore si voglia loro attribuire.

CSW: Nel tuo libro l’informazione storica degli avvenimenti passa attraverso l’abile espediente degli annunci di Radio Alice. Nell’era del web, in cui condividere un’informazione passa attraverso pochi click, come racconteresti qual’è stato il ruolo delle radio autonome a una persona che non le ha vissute?

PG: Furono la prima crepa nell’informazione di regime. La voce dissidente, la voce che le forze politiche non volevano permettere.

CSW: “L’odore acido di quei giorni” è un libro di fiction con forti connotazioni storiche. Quanto conta documentarsi e quanto conta invece aver vissuto un’epoca per poterla narrare in maniera coerente?

PG: Da storico, non me ne preoccupo. Ho imparato, con grande difficoltà, come si scrive la Storia. Anche quella che non si è vissuta.

CSW: Grazie per la pazienza e per essere stato con noi, averti ospite è stata una “bellezza”. In attesa di rivederci, ci regali un C-saluto?

PG: Il mio lavoro di scrittore e di storico non conosce sosta. Ci rivediamo presto. Molte verità devono ancora essere rivelate.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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