C-Incontri – le interviste – Margherita Oggero

C-Incontri  Le interviste (94)

Dopo aver avuto il piacere d’incontrare Margherita Oggero e aver potuto presentare il suo libro “La ragazza di fronte” (Mondadori) in una serata legata al Festival Giallo Garda, abbiamo oggi l’onore di averla nostra ospite nel salotto virtuale di CSide Writer. Ne approfittiamo per chiacchierare con lei di libri, di scrittura, di emozioni scritte e provate, sempre alla ricerca del lato C.

   

(foto by Mara Parma)

CSW: Benvenuta Margherita, è un grande piacere averti ospite su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro accogliente divano virtuale posso offriti qualcosa da bere? O preferisci un buon gelato?

MO: Dipende dall’ora. Pomeriggio: gelato; pre-sera: aperitivo.

CSW: Del tuo libro “La ragazza di fronte” (Mondadori) abbiamo già parlato durante una splendida serata organizzata dal Festival Giallo Garda. Ma volendo ripetere magari anche cose già dette, posso approfittare per chiederti com’è nata l’idea per questa storia?

MO: La storia è nata da più suggestioni: il ricordo dei cortili dove, decenni fa, i bambini giocavano senza l’occhiuta sorveglianza di genitori o parenti; il fascino delle finestre illuminate di sera e le fantasticherie su chi vive dietro a quei rettangoli di luce.

CSW: Non voglio addentrarmi troppo nella trama per non togliere il piacere ai lettori, ti chiederò quindi dei personaggi. Marta è una giovane donna che trova nel suo motto “bastare a se stessi” una sorta di ancora di salvezza emotiva, una corazza contro le sofferenze. Quante Marta secondo te incontriamo nella vita di tutti i giorni magari senza accorgerci? Quanta solitudine interiore, si nasconde dietro a sorrisi di facciata?

MO: Secondo me, oggi nell’era della comunicazione globale si è più soli di prima, soprattutto nelle città. Si sono modificati gli stili e le abitudini di vita, i rapporti di vicinato si sono rarefatti. L’uso dei social riempie le ore, ma non i deserti di solitudine.

MO: CSW: Michele, l’altro protagonista, è un giovane uomo che con le donne ha un rapporto che si ferma sempre prima del coinvolgimento emotivo, che non si lascia mai andare fino in fondo. Quanto contano secondo te gli affetti nella vita di una persona? E quanto è importante, se lo è, lasciarsi andare alle emozioni?

MO: Gli affetti salvano le vite, nel senso che le rendono degne di essere vissute. E alle emozioni non bisogna opporre rifiuti, ma bisogna anche saperle dominare o incanalare in sentimenti positivi.

CSW: Nel tuo libro ci sono molti messaggi importanti, che vanno dalle differenze sociali, alla profondità dei sentimenti, con tutto quello che ci può stare nel mezzo. Un libro che può essere il veicolo per momenti di riflessione oltre che di semplice piacere per la lettura. In questo senso ti propongo la domanda che non manco mai di fare ai nostri ospiti. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

MO: Il lavoro artigianale, la cura nella scelta di ciò che si vuole dire e di come dirlo.

CSW: Nel tuo percorso come autrice di libri, sei passata dalla scrittura gialla ai libri di narrativa. Mi pare d’aver capito che a un certo punto il genere giallo non era più sufficiente per ciò che volevi scrivere, oppure mi sbaglio?

MO: Ho scritto 5 gialli con personaggi seriali. Ho avuto voglia di inventare altri personaggi, in storie che non prevedessero crimini e indagini relative.

CSW: Durante il nostro incontro non ho avuto modo di farti una domanda che mi ero segnato, perciò ne approfitto adesso. Pensando alla tua libreria ideale, quale potrebbe essere un autore del passato che non può mancare? E uno attuale?

MO: Del passato Flaubert, di oggi Roth.

CSW: A chi era presente il 6 marzo scorso, hai svelato che è praticamente già pronto il tuo nuovo libro. Per quanto permesso dai vincoli editoriali ti va di parlarcene in breve?

MO: Il titolo, provvisorio, è Non fa niente. Una specie di invito a non lasciarsi abbattere dalle difficoltà e dai dolori che la vita ci riserva. Una storia di affetti privati intrecciati a 50 anni di Storia europea.

CSW: Grazie di cuore per essere stata con noi in questa piacevole chiacchierata. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

MO: Avere l’orgoglio del lavoro bene fatto, qualunque esso sia: lezione di Primo Levi.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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