C-Incontri – le interviste – Massimo Giuliani

C-Incontri  Le interviste (91)

Oggi su CSide Writer incontriamo Massimo Giuliani, direttore editoriale della casa editrice Durango Edizioni. Ci sediamo a chiacchierare con lui di editoria, di supporti e strumenti del mondo editoriale, di scelte obbligate, di valori aggiunti e chissà… magari anche del lato C!

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CSW: Ciao Massimo benvenuto su CSide Writer, posso farti accomodare sul nostro accogliente divano virtuale e offriti qualcosa da bere?

MG: Grazie, data l’ora sarebbe fuori luogo una birra?

CSW: Questa nostra chiacchierata nasce dal libro di Rosalia Messina “Morivamo di freddo” di cui abbiamo parlato grazie all’amico Diego Di Dio e Saper Scrivere. Essendo appena uscito in versione cartacea, colpisco subito dritto al segno e ne approfitto per parlare dell’annosa diatriba fra chi sceglie la Carta e chi l’E-book, anche se devo dire che un tuo recente commento mi pare tagli la testa al toro definendo una nuova realtà: il “digitale ma di carta”. Ha forse in qualche modo a che fare con il vostro motto “Libri digitali & eventi in carne e ossa”?

MG: Per risponderti devo riprendere la storia dall’inizio. Durango (www.durangoedizioni.it) nasce nel 2015 facendo e-book, con una profonda insofferenza (hai colto bene!) per la disputa fra carta e digitale. Un anno dopo è entrata ne La Cicloide, la società di Felice Di Lernia, che oggi è l’editore e ha dato a Durango una struttura più solida. Con Felice avevo lavorato in altri progetti, in particolare di formazione. Con La Cicloide Durango si è arricchita di “persone in carne e ossa”, è entrata nel gruppo Valentina Lomuscio e certamente tutto è decollato in modo più deciso.

Lo slogan “Libri digitali & eventi in carne e ossa” nasce dal fatto che, quando abbiamo potuto, abbiamo organizzato incontri di formazione con gli autori, dove il testo e l’incontro “in presenza” erano uno la prosecuzione dell’altro. Ricordo una giornata formidabile sui sogni, con Massimo Schinco e Art Funkhouser, psicoanalista junghiano che lavora in Svizzera.

Quando ho avuto l’idea di fondare Durango, fare libri digitali ha avuto un senso molto pragmatico: abbiamo questa risorsa che aumenta le nostre possibilità, usiamola. Abbiamo anche fatto la scelta di eliminare le protezioni DRM che rendono così spiacevole l’esperienza di acquistare un e-book e allontanano dalla lettura.

Poi da anni scrivevo online e mi interessavo alle peculiarità della scrittura e della lettura digitale. Ho visto il digitale come parte di una pluralità di modi di sperimentare la parola scritta e, davvero, tutta questa retorica pro questo o contro quell’altro mi fa una gran tristezza.

Questo esperimento di “digitale di carta”, dunque, non è un passo indietro rispetto al progetto iniziale: anzi! Quando abbiamo visto che le tecnologie digitali ci permettevano di fare libri di carta in modo sostenibile (in tutti i sensi: niente tiratura iniziale, niente magazzino, niente trasporti, niente reso, niente macero: compri il libro online e in pochi giorni ti arriva la tua copia appena stampata per te), abbiamo deciso di esplorarla. È una delle possibilità enormi che si hanno lavorando con un partner come Streetlib, che ci distribuisce dall’inizio e che da sempre sperimenta tecnologie e forme di vendita nuove (tanto che sul sito di Durango, come potrai vedere, abbiamo anche aperto una “libreria”: e non ci sono solo libri di Durango!).

Abbiamo iniziato questo esperimento col romanzo di Rosalia Messina, che avevamo già pubblicato in e-book. Era una storia che dovevamo pubblicare assolutamente: per ragioni che poi ti dirò, la cura e le relazioni sono i primi temi su cui ci siamo applicati. Rosalia aveva questo romanzo che ha al centro una relazione terapeutica. Quando ha pensato di mandarcelo ha rimesso mano al testo in modo profondo e con grande umiltà: con l’aiuto di Luca Casadio — psicoterapeuta e anche lui scrittore — ha lavorato sulla relazione fra il protagonista e il suo terapeuta per renderla più credibile possibile.

L’e-book aveva ricevuto già (e continua a ricevere) una buona accoglienza, ma questo non è il criterio in base al quale decidiamo di fare la versione di carta. Il “digitale di carta”, per le ragioni che ti dicevo poco fa, ci permette la grande libertà di lavorare su un progetto perché ci interessa: ai numeri possiamo pensarci dopo.

Qualcuno mi dice: “fra qualche decennio i dispositivi per leggere il digitale non ci saranno più, o comunque non per tutti, dunque la carta resta centrale”. Non mi convince questa previsione; ma, se così fosse, la salvezza della carta starebbe nelle tecnologie digitali come quella con la quale stiamo lavorando. Dunque, a maggior ragione: viva il digitale, anche per il bene della carta.

CSW: Devo però aggiungere che nel mondo dell’editoria si vedono un sacco di cose che fanno accapponare la pelle, a partire da case editrici che chiedono contributi per la pubblicazione, per passare invece a un più onesto print on demand. Come si deve orientare un’aspirante scrittore in tutto ciò, e un lettore che strumenti ha per fare la scelta più corretta?

MG: È un argomento molto serio. Sono psicologo, e sono un autore da prima di Durango. Ho lavorato nel tempo con editori diversi, mi sono rifiutato di pubblicare a pagamento e ho preferito l’autopubblicazione, ho visto negli anni farsi più difficile la vita di chi scrive cose che non hanno un grande potenziale commerciale ma valgono la pena di pubblicarle. Negli ultimi anni prima di Durango ho anche pubblicato con editori di una certa dimensione, ma quest’ultima è una possibilità sempre più rara. E poi conosco la situazione dei giovani colleghi (insegno in una scuola di specializzazione in psicoterapia) che vorrebbero leggere di più — ma ingrandire la biblioteca costa soldi. La cosa triste è che troppo spesso, quando domandi a uno di questi giovani se legga libri digitali, non ti risponde “sì” o “no” oppure “non ancora”, magari motivando la risposta. Ti risponde quasi invariabilmente con uno dei luoghi comuni tipo: “ma scherzi, l’odore della carta…!”. Oppure: “Io sono contro la tecnologia”. Come se la carta non lo fosse… C’è strada da fare, ecco.

Che possono fare un autore e un lettore, mi domandi. Io, da autore e da lettore, a un certo punto ho cominciato a fare le mie scelte decidendo di non appoggiare editori che si facciano pagare dagli autori (e che dopo, quindi, non hanno nessun interesse a far conoscere i libri, tanto son già rientrati delle spese).

CSW: Ma ripartendo dal libro di Rosalia, e dando uno sguardo al vostro progetto editoriale, ho visto che avete diverse collane. Ti va di parlarcene in breve?

MG: Innanzitutto nuove collane si stanno affiancando a quelle che esistono già. Ti dicevo che dal 2016 Durango è guidata da Felice Di Lernia: Felice è un antropologo. Stiamo lavorando a nuove collane ideate da lui: la prima è di testi biografici e autobiografici. Non so dirti di più, sta prendendo forma piano piano anche per noi. Poi Valentina Lomuscio viene dal mondo della Cooperazione, dal Terzo settore. Questo sta contribuendo a disegnare l’identità di Durango e in fondo è coerente con lo spirito iniziale: pubblicare testi e storie che abbiano a che fare con le relazioni e la cura.

Morivamo di freddo” di Rosalia Messina è uscito nella collana “R.i.D. (Romance in Durango)”, che è la nostra collana di narrativa, ma con un’attenzione ai temi che dicevo poco fa. Prima di lei avevamo pubblicato Luca Casadio (che citavo prima) con “1965 Utopia Parkway”. Poi c’è una collana a cui teniamo parecchio, “La città e la metropoli”, sui rapporti fra le persone e i luoghi. Abbiamo ripubblicato un libro che mi ero autoprodotto qualche anno prima, “Il primo terremoto di Internet”, una storia alternativa del terremoto dell’Aquila (e sull’informazione menzognera dei media ufficiali) ricostruita attraverso i blog e i social network. Poi “Alteridentità”, un testo a più mani su luoghi, identità e appartenenze, curato da Ada Piselli con contributi di psicologi e architetti.

La collana “Lavorare il mondo” si occupa di psicologia e scienze umane in genere, ma non tanto in chiave speculativa, bensì come discipline attive, viste — come dire? — nel momento del loro intervento sulla realtà. Così siamo partiti da libri di psicoterapeuti (“Siamo sognati a nostra volta” di Massimo Schinco, “L’osservatore cieco” di Marco Bianciardi e il mio “Corpi che parlano. Psicoterapia e metafora”), ma cose nuove stanno arrivando.

CSW: Questa è la domanda che propongo a tutti i nostri ospiti. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

MG: Beh, data la piega che ha preso questa conversazione, ti rispondo parlando di tecnologie. Il lato C è il processo che sta modificando la relazione col libro (con l’oggetto, proprio): paradossalmente, mentre il libro si smaterializza, essa non soltanto non viene meno, ma anzi è esaltata dalla differenza e dalla possibilità di scelta. Posso scegliere un formato o un altro e godermi di conseguenza un’esperienza sensibilmente diversa. Posso sentire la pagina fra le dita oppure posso portare con me un’intera biblioteca e ritrovarla dovunque vada, anche da un altro dispositivo, come qualcosa che mi segue.

CSW: L’anno nuovo è iniziato da poco. Quali sono i prossimi progetti editoriali per la Durango Edizioni?

MG: Un bel po’ di titoli attualmente in lavorazione per le collane già partite, in particolare “Lavorare il mondo”. Poi le nuove collane di cui ti parlavo. Torneremo su una, in particolare, che ha avuto una storia travagliata e per la quale sto lavorando io a un progetto che per il momento non svelo. Si tratta comunque di una collana di musica, magari anche nell’ottica dei suoi legami con la cultura e con uno sguardo, in senso molto ampio, “politico”.

E poi valuteremo, in base al tempo e alle energie, di ripubblicare su carta titoli che sono già usciti in e-book.

CSW: Grazie per essere stato a chiacchierare con noi. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

MG: Voglio dirvi che la battaglia fra carta e digitale interessa solo quelli che passano metà del tempo a spaccare il mondo in due e l’altra metà a lamentarsi che è spaccato. Ma anche a loro auguro buona lettura, in qualunque formato, contesto e latitudine.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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