C-Incontri – le interviste – Francesco Memoli

C-Incontri  Le interviste (90)

Oggi su CSide Writer viene a trovarci Francesco Memoli, scrittore, musicista, che con il suo “Playlist – Se ci fosse la musica” (Mondoscrittura), tra l’altro, s’è aggiudicato il premio Letterario Città di Ciampino. Ci sediamo assieme a degli ospiti inattesi a chiacchierare di passioni, di sogni e di colonne sonore, sempre alla ricerca del lato C… qualunque sia la sua playlist.

francesco-memoli playlist

CSW: Ciao Francesco, accomodati pure sul divano virtuale di CSide Writer, fatti spazio fra Giulio e i ragazzi della Band (che non so come hanno saputo di questo nostro incontro e si sono imbucati), Daria l’ho sistemata sulla poltrona. Loro neanche a dirlo hanno preso una birra, mentre ti accomodi cosa ti posso offrire?

FM: Dici che è troppo presto per un whisky? Ma no… non è mai troppo presto per un whisky…

CSW: Il protagonista del tuo libro è Giulio, un ragazzo che per guadagnarsi da vivere fa il fattorino, ma vorrebbe vivere di musica. Ci racconti com’è nata l’idea per questo libro?

FM: Sono sempre stato, prima che musicista e aspirante scrittore, un grandissimo ascoltatore di musica. Per me l’ascolto di un cd, il susseguirsi delle tracce, la logica che c’è dietro alla scelta di una sequenza di brani, hanno sempre avuto un che di “rituale”. Perché un cantautore, una band, scelgono di mettere i brani in un determinato ordine? E in un film, quanto conta la scelta di una colonna sonora? Penso siano aspetti fondamentali che influiscono sulla buona riuscita di un album o di un film.

E di un avvenimento della vita. Perché, anche io come, il protagonista del mio libro, ho sempre sofferto la mancanza della musica adatta. Ho sempre avuto in mente situazioni ideali che non si realizzavano, spesso perché a mancare era proprio la giusta atmosfera. Il sottofondo adeguato.

E così ho pensato a un personaggio che volesse scrivere la colonna sonora della sua vita esattamente come ce l’aveva in testa. In questo modo è nato “OST – Original Sound Track”, ovvero il titolo originale del romanzo, poi cambiato per un maggiore adeguamento ai tempi e una maggiore immediatezza.

CSW: Nel tuo libro il connubio fra musica e scrittura è ben tangibile. Quale ruolo hanno nella tua vita? Una delle due prevale o sono equivalenti?

FM: Diciamo che la differenza non è qualitativa ma quantitativa. La musica è un mondo che richiede presenza continua, interazione con il pubblico. Ha un risvolto lavorativo più marcato rispetto alla scrittura. Praticamente ogni settimana suono in un locale. Un libro lo presento una volta ogni quattro anni…

A parte questo, diciamo che scrittura e musica si sono sempre avvicendate in maniera paritaria. Ho cominciato a fare musica perché volevo dei sottofondi per le mie poesie e i miei racconti. Poi la musica mi ha catturato e ha preso spazio.

Al momento, convivono felicemente.

CSW: Playlist, lo dice il termine, è una lista di brani che vengono suonati o riprodotti in sequenza. Secondo te la nostra vita è scandita da una colonna sonora già scritta o invece credi che ognuno è fautore del proprio destino?

FM: Ognuno è fautore del proprio destino ma una bella botta di…emm… lato C… (perdonami) è assolutamente necessaria. Non credo nel destino, credo nelle casualità. Ma la casualità deve appoggiarsi su un lavoro a monte che deve essere forte e motivato, altrimenti non serve a niente.

La colonna sonora bisogna scriversela, arrangiarla per bene, rimaneggiarla, lavorarci. E poi, se ci dice bene, farà da sottofondo a qualcosa di bello.

CSW: Questa è la domanda che propongo a tutti coloro che vengono a trovarci. Senza consultarti con i ragazzi, ci dici quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

FM: Penso che il lato C della scrittura sia l’errore. Si parte con un’idea di quello che si vuole scrivere. Poi nello scrivere qualcos’altro prende il sopravvento e ci fa sbarellare. I personaggi diventano autonomi, le situazioni prendono derive impreviste.

Attraverso l’errore, chi scrive si trova sorpreso da quello che scrive e ha modo di imparare qualcosa.

Attraverso l’errore, chi legge trova una crepa in quello che si aspettava dalla narrazione, e quella crepa lo pungola, lo stimola, gli lascia qualcosa. Lo spinge a cambiare.

CSW: Nel libro le citazioni musicali sono molto presenti, quindi, in quanto scrittore, forse sei la persona giusta per una domanda che non ho mai fatto e che richiede un certo sforzo. Riusciresti ad abbinare uno scrittore che ti appassiona o ti ha appassionato con un musicista o un gruppo dandoci almeno un perché?

FM: Così, a bruciapelo, mi viene in mente Updike con il suo “Coppie”, un romanzo in cui la sessualità, le nevrosi dei rapporti, l’ipocrisia, la duplicità la fanno da padroni, rendendo il libro senza tempo. Le stesse nevrosi, la stessa ansia, ma al contempo la voglia di una risoluzione, li trovo nella musica dei Radiohead. O anche, se devo avvicinarmi al mondo delle colonne sonore, nelle musiche di Theo Teardo e di Blixa Bargeld degli Einsturzende Neubauten.

CSW: Scrivere musica e canzoni o scrivere libri implica in entrambi i casi dedizione, applicazione e impegno. Ma quanto è diverso, se è diverso, il processo creativo?

FM: E’ estremamente diverso a mio avviso. La scrittura di una canzone richiede che tutto venga condensato in pochi minuti. Si procede per immagini, per sensazioni, per metafore. Si cerca qualcosa che si insinui nell’ascoltatore e gli lasci la voglia di tornare ad ascoltare, perché la prima lettura di un brano musicale non può rivelare tutto, ci sono troppe pieghe nascoste. E proprio per questo motivo, l’idea di base nella musica viene sviluppata in maniera molto più fulminea, per poi lasciare spazio alla scelta di gusto, all’arrangiamento, al lavoro di cesello.

La scrittura di una canzone si può forse avvicinare a quella di un racconto breve.

Ma un romanzo richiede tutt’altro. Richiede pianificazione, lavoro continuo. Per scrivere un romanzo senza intoppi, si dovrebbe rendere (cosa che io non riesco a fare) la scrittura un atto quotidiano, come alzarsi e fare colazione.

E poi un romanzo permette di avere spazio, consente l’esplicitazione laddove voluta.

Ecco, una canzone è un fuoco che arde più velocemente. Un romanzo una brace da tenere costantemente sotto osservazione.

CSW: Dicevamo che sei scrittore ma anche musicista. Qual è il tuo prossimo progetto letterario? E se qualcuno volesse venire ad ascoltare la tua musica dove ti trova?

FM: Il mio prossimo progetto letterario ce l’ho in mente già da un po’, ma con Playlist ho imparato una cosa che mi è piaciuta molto: ho imparato a non scrivere. Prima, appena mi veniva in mente un’idea la buttavo giù, sperando di non perderla. Il risultato era che quell’idea si consumava troppo presto, e poi non riusciva a trovare altro spazio. Con Playlist spesso mi sono forzato a non scrivere, a lasciar sedimentare gli embrioni di idee, farli avvolgere da strati ulteriori, e tirarli fuori solo quando abbastanza maturi.

Per cui, non ho ancora cominciato a scrivere ma so in che direzione sto andando con il mio nuovo lavoro.

Per quanto riguarda la mia musica, suono tanto con qualcosa che con Playlist ha poco a che fare, ovvero la musica irlandese, ma ho anche formazioni di impronta più rock. Mi aggiro per la Campania, per cui chi dovesse capitare dalle mie parti si faccia vivo, una birra la bevo volentieri in compagnia.

CSW: Visto che il finale del libro rimane in qualche modo aperto, faccio un imbocca al lupo ai ragazzi per i loro progetti (tutti i progetti), e ringrazio invece te Francesco, per essere rimasto a chiacchierare con noi. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

FM: Grazie a te da parte mia e da parte di tutti i ragazzi (mi sa che nel frattempo ti hanno saccheggiato qualche birra di troppo dal frigo…).

Se me lo consenti, il mio C-saluto te lo lascio con un vinile di Lou Reed su quel bel giradischi che vedo lì sopra, augurando a tutti un Perfect Day…

RIFERIMENTI

WEB: http://www.playlistsecifosselamusica.it

BOOKTRAILER: https://youtu.be/ZtD8vPYRnn8

FB: PlaylistSecifosselamusica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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