C-Incontri – le interviste – Giuseppe Foderaro

C-Incontri  Le interviste (85)

Oggi su CSide Writer incontriamo Giuseppe Foderaro, e per farlo ci spostiamo virtualmente in un retrobottega parigino, per respirare quellaria di complotto esistenzialista, di sapiente teorizzazione sui valori della vita, dellesserci per esistere o dellesistere proprio perché si è e si fa. Insomma vi complicheremo un po le sinapsi alla ricerca del lato C.

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CSW: Ciao Giuseppe bentornato nel salotto virtuale di CSide Writer, mentre metto un po di musica sul mio nuovo grammofono, e visto che sei di casa, prendi pure quello che vuoi dal frigo, ho fatto rifornimento di birra!

GF: Ciao Marco, bentrovato! Lo sai che adoro spiaggiarmi sul tuo divano e flirtare con la bionda doppio malto che alloggia al secondo ripiano del tuo frigo. Questa, poi, è la mia posizione preferita: io disteso e lei in bottiglia…

CSW: Parliamo subito del tuo libro Parigi in un retrobottega (Delos Digital). Dov’è nato lo abbiamo capito, ma la vera domanda è com’è nato?

GF: Allinizio della scorsa estate, Francesco Aloe, il curatore della collana Versante Est di Delos Digital, mi inviò un’email con la quale mi chiedeva di scrivere un racconto ambientato in una delle mie città culto, sapendo che sono un randagio, sempre con il trolley bello che pronto a portata di mano. Lì per lì declinai la proposta, temevo di non avere sufficiente tempo per vergare una buona storia. Stavo lavorando contemporaneamente a una sceneggiatura e a un nuovo romanzo, ed ero saturo di trame e di personaggi di ogni tipo. Dopo cinque o sei minuti al massimo, però, il rimorso derivante dalla stima che nutro per Francesco ebbe la meglio, e allora mi affrettai a telefonargli già con una città e con un’idea in testa. La città era Parigi: la frequento assiduamente da tanti anni ormai. Lidea invece era quella di contrapporre la cultura francese alla violenza degli attacchi terroristici di cui la Ville Lumière è stata di recente protagonista. Trascorsa qualche ora avevo già prenotato un biglietto per Charles de Gaulle e una camera a Saint-Germain-des-Prés. Parigi in un retrobottega l’ho scritto proprio al Café de Flore, il luogo in cui qualche decina di anni fa si incontravano i maggiori esponenti dell’esistenzialismo.

CSW: Esistenzialismo, positivismo, nichilismo, realismo. Ma esistono davvero ancora delle persone che hanno il tempo di ritrovarsi a teorizzare come i tuoi personaggi?

GF: Non lo so, ma non credo. Mi piaceva immaginare questo gruppo di intellettuali che si ritrova nel retrobottega del Café de Flore per cercare di intervenire nella realtà parigina per migliorarla. Non possiamo negare che anche la nostra era sia pervasa dal quel senso di nausea, tanto cara a Sartre, che prova luomo costretto a vivere in un mondo con cui non ha nulla a che spartire, un mondo che è un ostacolo con cui dover continuamente fare i conti, e in cui solo larte rappresenta una via duscita dal pessimismo e dalla solitudine. Perché è l’arte che ci fa evadere, che ci porta fuori da questo dannato mondo.

CSW: Ti abbiamo già chiesto quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura, e per non ripeterci modifichiamo la domanda. Quale potrebbe essere secondo te il lato C di Parigi? E di un retrobottega?

GF: Parigi ha tanti “lati C”. C come champagne, come Can-can, come caffè letterari, come Camus, come Cioran… come cultura. Stiamo parlando della patria del pensiero illuminista e laico. E, a suffragio di tutto questo, qualora non bastasse, prendo in prestito le parole dell’amico Nicola Vacca, critico letterario che ha egregiamente recensito il libro sulla rivista Satisfiction: «Dentro Parigi c’è ancora quel mondo straordinario di libertà, uguaglianza e fraternità che nessuna multinazionale del terrore riuscirà a sconfiggere».

Tornando ai retrobottega… be’, hanno sempre un carisma particolare, qualcosa di misterioso, almeno per quanto mi riguarda. Nel mio racconto, quello del Café de Flore è solo un’invenzione, un puro e semplice espediente narrativo, un buco che però vuole inglobare tutta l’essenza di Parigi: Quella stanza era al contempo un rifugio e un avamposto in cui ripararsi dal mondo attuale e passarlo al vaglio critico dell’esistenzialismo, in nome del loro nume tutelare supremo: Jean-Paul Sartre..

CSW: A volte ho chiesto se esiste un posto prefetto per scrivere. A te invece chiedo: esiste un posto perfetto per far nascere le storie nella mente di uno scrittore?

GF: Il posto perfetto è il languore. Sì, hai capito bene. Quando c’è qualcosa che manca, dentro o fuori di te, lì nasce una storia. Può essere il senso di fame o di infelicità. Può essere una sedia scomoda che ti mette a disagio, o la voglia irrefrenabile di mandare al diavolo qualcuno. O ancora, quella di sapere cosa cavolo stia leggendo di così interessante la tua bella dirimpettaia nella metro, da non riuscire a incrociare il suo sguardo nemmeno una volta. E allora ecco che ti parte il trip e cominci a fantasticare…

CSW: Il tuo libro sta andando davvero molto bene, in termini di vendite. E il fascino di una città romantica, dellidea di viaggiare in un libro, oppure i lettori sono attirati da qualcosaltro?

GF: È vero, il libro sta vendendo moltissimo. Ha esordito a ottobre già in vetta alle classifiche, ed è rimasto lì fino a oggi. È ancora l’ebook più venduto del momento, tanto da aver scomodato perfino l’autorevole inserto “La Lettura” del Corriere della Sera, che ha titolato: “Vola il racconto lungo su Parigi”, evidenziando come Parigi in un retrobottega abbia sorpassato, in fatto di vendite, il Corano. È un risultato che supera ogni più rosea aspettativa, soprattutto se consideriamo che di racconti e di ebook qui in Italia non se ne vendono poi così tanti. Sono contento di tutto questo.

CSW: Parigi è una città ispiratrice da sempre, e forse è LA città ispiratrice per antonomasia. Sta muovendo nuove storie dentro di te?

GF: Per ora mi ha ispirato un ritorno imminente. Tra pochissimi giorni, infatti, sarò di nuovo oltralpe, a lasciarmi ispirare ancora dalle sue luci e dai suoi suoni (nonché a ultimare il nuovo romanzo, che però è ambientato in tutt’altra città).

CSW: Grazie per essere passato a trovarci. Mentre ci culliamo sulle note gracchianti del mio grammofono ci regali un C-saluto?

GF: Grazie a te per l’ospitalità, e ai lettori di C-Side Writer per aver sopportato questo sproloquio (giuro che di solito parlo molto meno). Ora godiamoci insieme il lato C di questo vinile, che c’è il mio pezzo preferito…

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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