C-Incontri – le interviste – Martin Rua

C-Incontri  Le interviste (79)

martin-rua  la profezia del libro perduto

Oggi su CSide Writer torna a trovarci Martin Rua per chiacchierare con noi di veggenza e di libri, perché proprio al centro della sua nuova trilogia iniziata con La profezia del libro perduto(Newton Compton), troviamo una versione romanzata del personaggio di Nostradamus. Con uno sguardo premonitore al futuro continuiamo a cercare il lato C.

CSW: Ciao Martin bentornato su CSide Writer, l’ultima volta che sei stato da noi hai preso dell’assenzio, e visto che un personaggio del tuo ultimo libro ne assapora che dici se ci uniamo a lui?

MR: Perché no? Lo ammetto, l’assenzio è una mia passione e appena posso lo metto nelle mie storie.

CSW: Con La profezia del libro perdutoinizia una nuova trilogia. Quando si prepara una storia in tre volumi, si ha già in mente tutta la storia o prende forma e si evolve libro dopo libro?

MR: Ho un’idea generale dell’intera trilogia, ma ogni romanzo cresce e si arricchisce strada facendo. Sono i personaggi a suggerirmi dove vogliono andare.

CSW: In questa nuova avventura letteraria prendi in prestito il personaggio di Nostradamus e lo proponi in una chiave romanzata molto credibile. Quale accortezza bisogna avere secondo te nel proporre in un libro di fantasia personaggi realmente esistiti?

MR: Si deve certamente partire dai dati biografici a nostra disposizione e poi lavorare di fantasia laddove lo permettono le lacune lasciate appunto dalle biografie. Con personaggi come Nostradamus questo è abbastanza facile, perché non possiamo seguire con certezza tutti momenti della sua vita. Lì subentra il lavoro di fantasia dello scrittore, che deve comunque essere credibile.

CSW: L’ultima volta ti ho chiesto quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura. Oggi riadatto la domanda chiedendoti quale potrebbe essere secondo te il lato C di una trilogia?

MR: Probabilmente il disegno complessivo è ciò il lettore deve cogliere – il lato C – il filo rosso che lega i tre romanzi di una trilogia e che dà, alla resa dei conti, il tono di tutto il lavoro.

CSW: Per farti conoscere un po’ ai nostri lettori entriamo un po’ nella tua sfera creativa. Quando scrivi hai un luogo preferito, e per rimanere in tema, secondo te esiste un luogo perfetto per scrivere?

MR: Vorrei, ma non posso! Ho una stanza dove di solito scrivo, ma per esigenze varie mi capita di scrivere un po’ dappertutto. Il luogo perfetto per scrivere, di conseguenza, non è oggettivo, ma soggettivo: qualunque posto consenta di creare le condizioni giuste è quello buono.

CSW: Il personaggio de Il Solitario” è un personaggio molto ben caratterizzato. Hai preso ispirazione o sei stato influenzato da personaggi di autori del passato?

MR: Il Solitario è un po’ la versione dark ed esoterica di Jason Bourne di Ludlum. Ma in lui confluiscono anche suggestioni da fumetti che ho amato (Dampyr, per esempio).

CSW: Immagino che il tuo prossimo progetto letterario sia il secondo volume della trilogia. Oppure dobbiamo aspettarci qualcos’altro nella trepida attesa?

MR: Per ora devo concentrarmi su questo, certo. Ma il mio cervello è sempre al lavoro…

CSW: Grazie per essere stato con noi ancora una volta. Prima di lasciarci ci regali un nuovo C-saluto?

MR: C-i vediamo tra le pagine di La profezia del libro perduto per cercare di andare oltre la superficie della realtà!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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