C-Incontri – le interviste – Rosalia Messina

C-Incontri  Le interviste (72)

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Oggi su CSide Writer, grazie all’amico Diego Di Dio abbiamo l’occasione di pubblicare la bella chiacchierata fra lui e la scrittrice Rosalia Messina per conoscere un po’ di lei della sua scrittura e del suo libro “Morivamo di freddo” (Durango).

DDD: Ciao Rosalia benvenuta su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti qualcosa da bere?

RM: Con piacere, grazie. Molto lieta di essere qui, su questo divano virtuale.

DDD: Ciao Rosalia, come stai?

RM: Ciao, Diego! Bene, stanca come tutti in agosto e molto contenta di conversare con te.

DDD: Veniamo a “Morivamo di freddo”, il tuo romanzo che ho appena finito di leggere. L’ho trovato bellissimo, struggente, ben scritto. Su Amazon l’ho qualificato come “il romanzo del disincanto”: secondo te è una definizione azzeccata?

RM: Molto azzeccata! Diciamo che il disincanto è un tema al quale sono molto affezionata. Cresciamo attraversando il disincanto, la perdita progressiva delle illusioni ci rende definitivamente adulti. La visione delle cose cessa di essere filtrata dai sogni di gloria della giovinezza e si fa realistica, un po’ più grigia e, se vuoi, opaca. Non che questo sia poi del tutto negativo. Da giovani ci si aspetta molto da se stessi e dagli altri, dalla vita in genere. Acquistare consapevolezza dei propri limiti e della fragilità della condizione umana costituisce un passaggio malinconico (la perdita dell’innocenza è sempre struggente) ma necessario, che ci traghetta verso la maturità e l’assunzione di responsabilità adulte. Se questo passaggio non distrugge del tutto la speranza di assomigliare ai propri sogni giovanili si vivono vite equilibrate.

DDD: Tra i vari personaggi del tuo romanzo, quello che mi ha colpito di più è Guido. Bello, socievole, una vita apparentemente perfetta. Amato dai più, invidiato da alcuni. Com’è nato questo personaggio?

RM: Come tutti i personaggi, Guido costituisce l’assemblaggio di materiali di varia natura e provenienza. Hai presente come si costruisce un nido? Gli uccelli raccolgono di tutto per realizzare il loro piccolo capolavoro di architettura verde. Lo stesso accade con i personaggi letterari, nei quali confluiscono echi di incontri reali, di personaggi letterari e cinematografici, di raffigurazioni ideali coltivate dall’autore. Per Guido non è andata diversamente. Comunque, il nucleo essenziale di Guido e di tutto il romanzo risiede nella rielaborazione fantasiosa di un fatto di cronaca, che ha costituito l’embrione della storia. Naturalmente da quello spunto iniziale poi l’immaginazione ha fatto zampillare rivoli del tutto sganciati dal dato della pura cronaca. Un ufficiale quarantenne dalla brillantissima carriera fu protagonista di un episodio cruento la cui dinamica reale (professione, dettagli di varia natura) non rileva ai fini di quello che intendo dire qui. Le notizie che circolarono anche in rete descrivevano l’ufficiale come persona eccezionale non solo per le capacità, ma anche per il carattere. Immaginai allora una coppia di amici, Guido e Mauro, due medici, legati da una relazione di affetto profondo, nella quale tuttavia si annida l’invidia incoercibile di Mauro per il suo “amico geniale”’ descritta in Morivamo di freddo.

DDD: E adesso parliamo invece di Enrico Allevi, il superuomo sicuro di sé e del proprio successo, il personaggio granitico che non ha paura di nulla, che è circondato dalle donne e che sa quello che vuole. Eppure viene colto da strani attacchi di panico. Chi è Enrico? Cosa rappresenta?

RM: Enrico? Un colosso dai piedi d’argilla, non abbastanza forte da sopportare le emozioni, da correre il rischio di soffrire per un sentimento. Un ragazzo, figlio del cupo Mauro e della solare Sandra, segnato dalle dinamiche familiari, bloccato nella corazza difensiva che lo protegge e al tempo stesso lo imprigiona. Un personaggio che è difficile trovare simpatico, soprattutto quando si lascia andare alla descrizione del suo harem, oppure quando esprime fastidio e irrisione per i buoni sentimenti. Nemmeno di se stesso e del proprio malessere è capace di prendersi cura: non possiede gli strumenti per farlo.

DDD: Veniamo alle questioni più pratiche. Quanto tempo hai impiegato a scrivere “Morivamo di freddo”?

RM: Tanto, soprattutto se consideri che si tratta di un testo breve. Le stesure sono state molteplici, gli editing anche. Pensa che si tratta del mio primo tentativo di uscire dalla dimensione del racconto breve, che pure amo molto. Ma sono state pubblicate prima opere ideate successivamente e la cui prima stesura è posteriore, a volte anche di parecchio, a quella di Morivamo di freddo. Lasciato a riposare per lunghi periodi, ogni volta che lo riprendevo in mano mi venivano in mente modifiche da apportare, non tanto all’ossatura centrale della storia, che è rimasta uguale a quella iniziale, quanto al modo di raccontarla, alla distribuzione del materiale narrativo. Insomma, dalla prima stesura alla pubblicazione sono trascorsi sei anni!

DDD: Altra domanda pratica. Il titolo trae spunto da una frase bellissima del romanzo: «mio padre che sostanzialmente non c’era, mia madre e io che orbitavamo intorno a questo sole spento e morivamo di freddo». Perché hai scelto questa frase per rappresentare il tuo romanzo?

RM: Diciamo che è una frase emblematica, in cui si condensa il significato essenziale della storia. Gli effetti devastanti di quel freddo emotivo non sono chiari a Enrico. Ricorda la sensazione di freddo ma non è in grado di operare un collegamento tra il freddo di allora e il suo presente di single di successo, com’egli stesso a un certo punto, fattosi consapevole del suo percorso, si definisce con amarezza. Il titolo provvisorio era Una giornata come tante, cioè la giornata in cui le vite di Guido e Loredana, di Mauro e di Sandra, di Enrico, vengono sconvolte da un evento cruciale. Devo al suggerimento di una editor il mutamento: mi suggerì che in quella “splendida metafora” (testuale) dovevo cercare il titolo. Un ottimo consiglio, in effetti.

DDD: Questa è la domanda irrinunciabile a chi passa dalle parti di CSide Writer. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

RM: Che domandona. Io per la verità non conosco neppure il lato B… Non voglio fare la seriosa, ma per me la scrittura non ha lati. Si scrive e basta. Per me c’è soltanto la buona scrittura. La cattiva scrittura non va presa in considerazione.

DDD: A volte ti sei mai sentita “morire di freddo”?

RM: Succede a tutti nella vita, prima o poi. Nella mia vita ormai piuttosto lunga è accaduto e non è una bella sensazione.

DDD: Un’ultima domanda, ma questa non c’entra col romanzo. Diciamo che è una mia curiosità personale. Parlami degli ultimi libri che hai letto: voglio conoscere le letture quotidiane di Rosalia Messina.

RM: Leggo molto tutto l’anno, avendo la fortuna di dormire poche ore. Poi viaggio spesso in treno e in aereo, altre ottime occasioni per aprire un libro (e sempre più spesso accendere un tablet). Le letture più recenti sono i volumi di racconti di Edna O’Brien e Lucia Berlin (Oggetto d’amore e La donna che scriveva racconti) e due romanzi: Borderlife, di Dorit Rabinyan, che narra la storia d’amore tra una ragazza israeliana e un giovane arabo; Dolore, di Zeruya Shalev, sull’ultima pagina ho pianto di gusto. Ho iniziato, di questa autrice, anche il romanzo Quel che resta della vita.

DDD: Bene, grazie. Complimenti per il libro, davvero toccante. E in bocca al lupo per tutto. Ciao, Lia.

RM: Grazie a te, Diego, per l’intervista e gli apprezzamenti. Toccare (il cuore, la mente) anche di un solo lettore, che altro si potrebbe desiderare dopo aver scritto un libro? E in bocca al lupo ricambiato, per tutto quello che nella tua vita si sta muovendo!

DDD: Grazie per essere stata con noi che in questa estate “morivamo di caldo”. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

RM: Grazie per le simpatiche domande e buone letture a tutti.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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2 pensieri su “C-Incontri – le interviste – Rosalia Messina

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