C-Incontri – le interviste – Matteo Collura

C-Incontri  Le interviste (60)

matteo collura    la-badante

Oggi su CSide Writer, abbiamo il privilegio d’incontrare Matteo Collura, giornalista scrittore, uomo di pensiero. Ci sediamo con lui per parlare del suo ultimo libro “La badante” (Longanesi) e chiacchierare della vita in tutte le sue sfumature, lato C compreso.

CSW: Ciao Matteo benvenuto su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro accogliente divano virtuale, con vista su questo dipinto di gladiatori, posso offriti qualcosa da bere?

MC: Grazie. L’ambiente è davvero confortevole, il divano comodissimo, il dipinto di Jean-Léon Gérome, di cui si parla nel mio romanzo, è posizionato bene. Sì, berrò un “prosecco”, l’unico vino che bevo fuori dai pasti. Sì, un bicchier di vino per brindare alla vostra disponibilità (intendo dire che di solito le interviste vengono richieste agli scrittori o alle scrittrici che vendono molti libri, indipendentemente dal loro valore, anzi…).

CSW: Il tuo ultimo libro “La badante” è un libro di vita, che parla della vita vista attraverso gli occhi di un vecchio invalido. Com’è nata l’idea di questo libro?

MC: L’idea è nata da una semplice constatazione. Stavo per compiere settant’anni quando mi sono accorto di percepire una pensione di vecchiaia (da giornalista professionista). “Allora sono vecchio”, mi son detto. “E ora cosa faccio? Come vive un vecchio? Come si deve comportare?” Mi sono reso conto di essere giunto a questa fase della vita senza saperne nulla, assolutamente impreparato. Non c’è molta letteratura in merito, qualcosa nel cinema. Per dirne una, in “Senilità” di Italo Svevo, il protagonista ha trentacinque anni o poco più. Vistomi perduto, ho voluto scrivere un libro che mi educasse alla vecchiaia, un po’ come Savinio fece con la sua enciclopedia, scritta per se stesso, dato che quelle in circolazione non gli piacevano.

CSW: Italo Gorini, il personaggio principale, risveglia emozioni contrastanti, dall’indisponenza delle sue saccenti affermazioni, fino alla pietà della sua condizione. Sono una metafora della vita oppure si tratta semplicemente di descrivere la natura dell’uomo con tutti i suoi contrasti?

MC: Ho voluto che Italo Gorini rappresentasse gli uomini anziani che hanno vissuto la loro maturità negli anni in cui l’ho vissuta io, vale a dire ai nostri giorni. La sua è stata una vita ricca, piacevole, tutta da rimpiangere nel momento in cui ci si avvicina alla fine. Tuttavia, e il romanzo vuol dire anche questo, è un errore clamoroso legare la stagione della terza età alla morte. Si muore a ogni età; più da giovani che da vecchi fino alla seconda guerra mondiale. La vecchiaia può essere lunga, e non è detto che sia la parte peggiore della vita, anzi.

CSW: La trama è ben caratterizza da un ritmo che ricalca le giornate del protagonista, con le sue lunghe divagazioni in monologhi e citazioni. Questo rende più incisive le accelerazioni dovute agli eventi inaspettati. Quanto è importante attribuire il giusto ritmo nella narrazione di una vicenda?

MC: In questo romanzo, che si discosta sensibilmente dai miei precedenti libri (romanzi o saggi) ho badato molto alla trama. Pur svolgendosi in gran parte in un appartamento, “La badante”, grazie alle “divagazioni” del suo protagonista e alle sue “saccenti affermazioni”, affronta numerosi temi della vita d’oggi, interni o esterni alle nostre case. Il ritmo narrativo è dato, credo, dalla mia volontà di scrivere, descrivendo ogni cosa come se venisse creata in quel momento.

CSW: Questa è la domanda che proponiamo a tutti gli ospiti che passano dal salotto di CSide Writer. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

MC: Quella, appunto, di far vedere tutto (esseri umani, animali, paesaggi, oggetti), come se apparissero al mondo per la prima volta, nell’atto della Creazione. Questo conferisce automaticamente alla scrittura un aspetto epico e crea quel che di solito viene definito suspense.

CSW: Continuando a parlare di lato C ma anche di vita. Se provassimo a chiedere al professore qual’è il lato C della vita cosa ci risponderebbe?

MC: La felicità. Italo Gorini ci dice che è nostro obbligo di uomini e donne di essere felici. La felicità come dovere e non soltanto come diritto. Perché la vita, nel suo mistero, è così preziosa che va vissuta fino in fondo, con la maggiore felicità possibile. Solo così si rende gloria al mistero dell’esistenza, se si è non credenti come Gorini e come me, o a Dio, per averci regalato la vita, se si è credenti.

CSW: Io credo che ogni libro cambia a seconda degli occhi che lo leggono, esiste una chiave di lettura, un approccio che vorresti che il lettore avesse con la storia di Italo Gorini?

MC: Sì, ogni libro si riscrive ogni qualvolta viene letto da una persona diversa. Ogni volta cambia il filtro e questo fa sì che a cambiare sia anche il libro, il suo contenuto, il suo valore. Ma non sempre siamo noi a cercare i libri, spesso sono i libri a cercare noi. Questo lo sanno bene coloro abituati a leggere. Per quanto riguarda la chiave di lettura preventiva, direi nessuna. Mettetevi comodi (come dice Calvino in “Se una notte un viaggiatore”) e cominciate.

CSW: Le citazioni letterarie e i richiami all’arte sono ben presenti nel libro, esiste in tal senso un autore del passato che ti ha appassionato? E uno attuale?

MC: Gli autori del passato che mi hanno appassionato sono talmente tanti che non posso farne qui un elenco. Ho letto di tutto nella mia vita, disordinatamente, con l’entusiasmo e l’ingenuità del neofita. Lo stesso vale per gli autori del momento. Comunque un posto d’onore meritano i fumetti come Topolino o Tex Willer.

CSW: Dopo la storia del professore Gorini, ci anticipi il tuo prossimo progetto di scrittura?

MC: Non ho alcun progetto per il futuro (riguardo a un prossimo libro, naturalmente). Ci sto pensando. Non so, da un po’ di tempo sento di andare oltre la Sicilia, sulla quale ho scritto tanto, e rappresentare l’attualità, questo nostro momento davvero straordinario, oltre che preoccupante e avvilente.

CSW: Grazie per essere stato con noi, e in particolare per la pazienza nel rispondere alle nostre domande. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

MC: Vi saluto augurandovi di non andare appresso ai successi conclamati, come intervistando me avete dimostrato di fare. Nelle librerie c’è di tutto, e accanto alle pile dei volumi di cui si parla in televisione, se ne trovano di interessanti, di utili, di meritevoli d’attenzione.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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