C-Incontri – le interviste – Diego Lama

C-Incontri  Le interviste (55)

  Diego.Lama  la collera di napoli

Oggi su CSide Writer, incontriamo Diego Lama, dopo averci piacevolmente coinvolti con il suo libro “La collera di Napoli”, vincitore del Premio Tedeschi 2015. Una lettura che mi sento di consigliare, una lettura che ancora una volta esce da un premio che valorizza i meritevoli, una lettura che scorre nel giallo, veloce e coinvolgente. Ci sediamo con lui a chiacchierare di libri, di giallo, e del lato C.

CSW: Ciao Diego benvenuto su CSide Writer, mentre ci accomodiamo su questo balconcino in una Napoli oppressa dal caldo settembrino, posso offriti qualcosa da bere?

DL: Un caffè, grazie. Però lungo, che quello corto, napoletano, non lo sopporto più: è talmente ristretto che mi bagna solo la bocca e neanche scende attraverso l’esofago…

CSW: Del tuo libro oltre alla trama coerente e ben articolata, ho apprezzato la scorrevolezza e la plausibilità degli indizi. Ci racconti com’è nata l’idea per questa storia?

DL: Tutto nasce da eventi familiare: la sorella della mia bisnonna (lato mia madre) morì di colera nel 1884 e fu seppellita nel cimitero delle 366 fosse (o in quello dei colerosi), mentre parallelamente il mio bisnonno (lato mio padre) veniva abbandonato nella Ruota dell’Annunziata. Da bambino mi furono raccontate queste storie (che sono lunghe e molto articolate) e oggi finalmente sono riuscito a liberarmene…

CSW: Leggendo “La collera di Napoli” ho avuto come la sensazione di un richiamo, quasi un tacito tributo a una delle opere di Agatha Christie. E’ una mia impressione o senza svelare cosa, c’è qualcosa di “Dieci piccoli indiani”?

DL: Forse, non lo so. Certo che “Dieci piccoli indiani” ha influenzato un po’ tutti… A me è rimasto dentro sin da ragazzino. Comunque non è stata un’influenza conscia e sei il primo a farmelo notare.

CSW: Vincere il Premio Tedeschi credo sia il sogno di molti giallisti. Cosa ti ha spinto a partecipare? E cosa è cambiato o cosa pensi cambierà dopo questo primo traguardo?

DL: Scrivo da 20 anni e ho partecipato al Premio Tedeschi per tre volte di seguito. Speravo di vincerlo perché credevo e credo nel mio lavoro. Il Premio è una delle poche possibilità per farsi notare e per pubblicare il proprio romanzo con un editore a forte diffusione. Per ora non è cambiato nulla e tutto: qualcosa d’importante si sta muovendo in questi mesi. Speriamo bene…

CSW: Eccoci alla domanda che non manco mai di proporre ai nostri ospiti. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura? E della scrittura gialla?

DL: Scrivere, anzi, raccontare storie, è una passione ma anche una necessità. Nel mio caso deriva anche da una piccola patologia che mi sono auto-diagnosticata e che prima tenevo segreta, maladaptive daydreaming. Ecco il mio lato C, per favore, rimanga tra noi.

CSW: Oltre che scrittore, se non sbaglio sei il fratello di Diana Lama, un’altra abile scrittrice che personalmente adoriamo. C’è qualcosa nel vostro DNA oppure è l’aria di Napoli che stabilisce un valore aggiunto?

DL: Diciamo che è il DNA. L’altro nostro fratello, pur facendo il chirurgo, è un bravissimo fotografo, Diana è un medico-scrittore e io sono anche architetto e giornalista… Da un lato Napoli è un formidabile generatore di creatività, dall’altro è un mostro che non consente di sviluppare il proprio vero talento. Solo chi ha molta forza di volontà – e ci crede – ce la può fare. Penso che altrove sia diverso.

CSW: Scrivere giallo penso sia un lavoro certosino d’indizi messi nel punto giusto al momento giusto, in modo da stimolare il lettore nel gioco della risoluzione dell’enigma raccontato. Quando scrivi, in genere ti lasci guidare dalla trama e dai personaggi oppure segui una scaletta precisa?

DL: Di mestiere faccio l’architetto, quindi sono abbastanza abituato a progettare, fare schemi e comporre: la prima parte della trama è frutto di un accurato lavoro di strutturazione… Poi però, a un certo punto e con un po’ di fortuna, sono i personaggi a prendere le redini della storia, e allora tutto procedere per il suo verso senza bisogno d’interventi… Se i personaggi prendono le redini vuol dire anche che l’impostazione di partenza era buona. Se non accade, bisogna cancellare e riscrivere e aspettare, finché non decidano di attivarsi e procedere in autonomia…

CSW: Veneruso, Serra, ma anche la stessa suor Elvira e gli altri. Come nasce un personaggio, nella penna di uno scrittore?

DL: Diciamo che sono composti e ricombinati da pezzi appartenenti a persone che conosco, ma non lo so come nascono. Anche Veneruso: è uscito all’improvviso così com’è in un pomeriggio d’inverno mentre scrivevo un racconto “Le sorelle Corcione”. Mi è piaciuto è ho continuato a farlo lavorare…

CSW: Ormai sei nella nostra mira come scrittore (il che non è una minaccia come può sembrare). Ci anticipi il tuo prossimo progetto letterario?

DL: Sì. Si intitola “Sceneggiata di morte” e dovrebbe uscire – se tutto va bene – con un importante editore. Si tratta sempre di un’indagine del commissario Veneruso…

CSW: Grazie per la pazienza di essere stato a chiacchierare con noi in questo caldo coleroso. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

DL: Ehi, ma il caffè non è ancora arrivato!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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