30 C-Incontri – le interviste – Giuseppe Foderaro

C-Incontri  Le interviste (30)

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Oggi su CSide Writer, incontriamo Giuseppe Foderaro per chiacchierare di città che cambiano, del suo libro “Anche gli angeli mangiano kebab” (Novecento) , sempre alla ricerca del lato C della scrittura.

CSW: Ciao Giuseppe benvenuto su CSide Writer, posso farti accomodare sul nostro comodo divano virtuale e offrirti qualcosa da bere in compagnia di Sauro?

GF: Ciao, e grazie dell’ospitalità. Faccio un po’ come se fosse casa mia: prendo una birra dal frigo e una Perrier per Sauro che, come saprai, è astemio. Comunque gran bel divano!

CSW: Nel tuo libro il soggetto principale oserei dire che è Milano. Com’è cambiata e come sta cambiando è una delle riflessioni che sono scaturite dalla lettura del tuo libro. Ci racconti com’è nata l’idea per le storie che hai raccontato?

GF: Ho voluto raccontare lo scenario in cui vivo. Un contesto metropolitano, duro, che rispecchia la realtà odierna, tutt’altro che edulcorata. Una Milano che non è soltanto glamour, o quella dell’Expo, o del Fuorisalone, o dell’apericena. La mia Milano è una città oscura, all’ombra delle cui mura si celano i consueti peccati e le consuete debolezze del genere umano. Milano è una città sporca. Una città porca, anche, se pensiamo che deve il suo nome a una scrofa semilanuta (medio-lanum). Il che dovrebbe dirla lunga, no?

CSW: Io ho avuto la sensazione che il tuo stile sia influenzato da una passione per il giallo classico, e mi riferisco non solo all’esposizione degli indizi, ma anche all’espressione che torna in più occasioni “Diceva mia nonna che una coincidenza è normale, che due sono sospette, e che tre vogliono dire che stai guardando da un’altra parte.”. È un tributo ad Agatha Christie oppure si tratta di un falso indizio?

GF: A onor del vero non sono un lettore di genere. Né il genero di un lettore. Leggo la gente morta. Nel senso che mi rifaccio ai maestri del passato; nella fattispecie ai mostri sacri dell’hard-boiled (Dashiell Hammett, Raymond Chandler), che a partire dagli anni ’20 del secolo scorso riuscirono a estirpare il crimine dagli ambienti altolocati per riportarlo nella sua collocazione naturale: la strada, dove si uccide per fame, per sete di potere, per soldi, per gelosia… o per fanatismo religioso. Così può capitare che cercando di esorcizzare tutti quei misfatti, in nomine Christie, io possa avere anche dei rigurgiti giallastri, te ne do atto.

CSW: È il momento della domanda irrinunciabile. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

GF: Il lato C della scrittura non può che essere il Coraggio. Il coraggio di essere fedele alle proprie idee, alla propria voce, ai propri personaggi. Senza mai compiacere chicchessia, pur senza tradire in nessun caso il lettore.

CSW: Nel tuo libro sono presenti temi importanti come quello etnico, quello religioso, quello sessuale, quello della giustizia. Esiste un lato C, una chiave di lettura, un approccio che vorresti che il lettore avesse con argomenti come questi?

GF: I numerosi collegamenti con la realtà e la cronaca presenti nel mio romanzo servono proprio a suggerire che, dopotutto, il crimine è sempre dietro di noi. Non serve scavare tanto a fondo, né andare tanto lontano, per trovarne le tracce. “Anche gli angeli mangiano kebab” è un libro duro, che esclude qualsivoglia indulgenza verso coloro che sono spinti da una logica di morte e distruzione. Un libro che ha come idea di fondo quello che per il suo protagonista – il detective assicurativo Sauro Badalamenti – è un vero e proprio mantra: la realtà bisogna saperla guardare in faccia, quando ce l’hai davanti.

CSW: Per raccontare una città come Milano quanto conta documentarsi prima della stesura di un libro e quanto conta invece viverla direttamente?

GF: Città tentacolari come Milano, piene di gente, di rifiuti, di confusione, sanno nascondere tutto. Finanche i corpi. Togliere la vita a un’altra persona è l’atto più estremo, più violento, che la mente umana possa concepire. Il massimo atto di disprezzo. Non ha mai un’adeguata giustificazione. Forse è per questo che scriviamo crime story, nel tentativo costante di comprendere, di conciliare una realtà apparentemente inconciliabile con dati statistici che continuano a ripeterci che questa realtà invece esiste davvero. Tornando, dunque, alla tua domanda: è fondamentale documentarsi per scrivere storie “nere”. È necessario leggere di tutto, dalle pagine di cronaca, alle cartine toponomastiche, ai referti autoptici. Però se poi la città non la vivi appieno, se non ne respiri lo smog, la nebbia, o l’odore di morte che spesso aleggia in molte zone, allora diventa tutto inutile.

CSW: Ormai mi sono affezionato a Sauro e Miranda, pensi che li rivedremo ancora oppure hai altri progetti per il futuro?

GF: Ho appena firmato il contratto di edizione per un romanzo erotico ambientato a Roma. Dopodiché ne uscirà un altro, un romance, esclusivamente in eBook, per una casa editrice straniera. Sauro e Miranda prima o poi torneranno, questo è certo. Io stesso non posso più farne a meno.

CSW: Grazie per essere stato con noi, mi è venuto un certo languore. Posso invitarti per un kebab mentre regali un C-saluto ai nostri lettori?

GF: È stato un vero piacere, grazie a voi. Io il kebab non lo mangio, magari prendo un cheeseburger con doppio cheddar. Ed esorto i lettori, soprattutto le lettrici, a esibirlo senza remore il lato C, questa estate. Che è sempre un bel vedere.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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