2 C-Racconti – Dorian Gray

C-Racconti – i racconti per C-SW (2)

Questo spazio dedicato ai racconti è stato inaugurato in una data speciale, e oggi voglio continuare questa tradizione in una data altrettanto speciale, per ricordare un libro che pochi ancora non conoscono. Si tratta di un racconto apocrifo con protagonista Dorian Gray, il personaggio nato dalla penna di Oscar Wilde nel luglio del 1890. A distanza di 125 anni la sua storia è più attuale che mai. Ho scritto questo racconto per un progetto editoriale di apocrifi che poi non è più andato a buon fine, ma mi sembrava ingiusto lasciarlo ancora dentro un cassetto. Per chi non conoscesse il personaggio mi permetto una breve premessa.

Come ho già anticipato, “Il ritratto di Dorian Gray” (The Picture of Dorian Gray) è un romanzo di Oscar Wilde uscito nel luglio del 1890 anche se la pubblicazione revisionata con l’aggiunta di alcuni capitoli risale al 1891. Numerose sono le rappresentazioni per il cinema ispirate al romanzo, che si possono trovare a partire dal 1910 fino all’ultima nel 2009. In questo lasso di tempo, si alternano inoltre rappresentazioni per la televisione, per il teatro, oltre a un musical e ad alcune citazioni in alcuni albi a fumetti. Il romanzo ambientato nella Londra del XIX secolo parla del giovane Dorian Gray, un ragazzo dalla straordinaria bellezza e purezza d’animo. L’amicizia con il pittore Basil Hallward, e la passione che prova quest’ultimo per Dorian darà origine a un ritratto d’incomparabile qualità. Ma sarà la comparsa di un uomo, Lord Harry Wotton, futuro mentore della vita di Dorian a costituire l’elemento discriminante, insinuando emozioni sconosciute al giovane e portandolo a desiderare di conservare la propria bellezza e gioventù a scapito del dipinto. Saranno l’avverarsi di questo desiderio e la vicinanza con Lord Harry a condurre Dorian a una vita dissoluta che riverserà l’effetto delle proprie malefatte sul ritratto, deturpandone l’aspetto. Il quadro verrà relegato in una stanza alla quale solo Dorian accede con regolarità per osservare l’essenza ripugnate delle proprie azioni, finché stanco della sfida e del monito che sembra lanciargli quella sua coscienza dipinta, decide di distruggere per sempre il quadro lacerandolo con un coltello.

Il racconto che segue inizia lì dove Wilde ha concluso il suo romanzo, e ne riprende lo stile e il linguaggio arcaico. É un nuovo finale, quella seconda chance che Wilde non ha concesso al suo personaggio, è la versione di cosa possa essere accaduto dopo il ritrovamento del corpo del vecchio e logoro Dorian Gray. É una versione che oltrepassa i canoni edonistici propri di Wilde e del suo personaggio, lasciandogli una sorta di riscatto morale, non solo a se stesso, ma anche a Lord Harry, invertendo il ruolo di quest’ultimo da condizionatore a condizionato.

Lippincott_doriangray

Dorian Gray (racconto apocrifo)

di Marco Ischia

Prese l’arma e con quella colpì il ritratto.

S’udì un grido ed un tonfo. Il grido fu così dolorosamente tremendo che i servi spaventati si svegliarono e uscirono dalle camere. Due uomini che passavano nella piazza si fermarono, e guardarono in su, il palazzo. Andarono a chiamare un policeman, e lo condussero là davanti. Il campanello fu suonato parecchie volte, ma nessuno rispose. Tranne una finestra alta illuminata, la casa era tutta buia. Poi si allontanarono, e si misero sotto un portico lì vicino ad aspettare.

«Di chi è la casa?» chiese il più anziano dei due signori.

«Del nobile Dorian Gray, signore» rispose il policeman.

Si guardarono e se ne andarono sorridendo. Uno dei due era lo zio di sir Henry Ashton.

Dentro, nell’ala di servizio, i domestici semivestiti bisbigliavano a bassa voce. La vecchia signora Leaf piangeva, e si torceva le mani. Francis era pallido come un morto.

Dopo un quarto d’ora egli riuscì a persuadere il cocchiere e uno dei servi, e andò di sopra con loro. Bussarono ma nessuno rispose. Chiamarono: tutto rimase silenzioso. Finalmente, dopo aver tentato invano di forzare la porta, andarono sul tetto e scesero sul balcone. La finestra cedette facilmente. Le serramenta erano vecchie.

Entrati, videro appeso al muro uno splendido ritratto del loro padrone, quale l’avevano visto l’ultima volta, in tutta la magnificenza della sua meravigliosa bellezza e gioventù. Per terra giaceva un uomo, morto, con un coltello piantato nel cuore. Era canuto, il viso raggrinzito e ripugnante. Soltanto esaminando gli anelli riuscirono a riconoscerlo.

(tratto da: Il ritratto di Dorian Gray – Arnoldo Mondadori Editore – traduzione di Raffaele Calzini)

La signora Leaf pianse in silenzio. Quell’uomo tanto orribile era davvero chi sembrava che fosse? Fermò Francis e il servo che si erano calati dal tetto e le avevano aperto la porta.

«Non toccate nulla.» la sua voce era ferma e decisa come quella delle persone che sanno cosa fare, diverso era invece il suo animo, profondamente turbato e incerto. Doveva esserci qualcuno che potesse aiutarla, qualcuno che sapesse della vita quanto più ne sanno gli altri uomini, qualcuno che non fosse corrotto nell’animo, ma che lo fosse a sufficienza per comprendere quell’assurdità. Doveva trovare qualcuno libero da pregiudizi e costrizioni morali, qualcuno al quale Gray avesse affidato la propria anima, e fra tutti un nome solo le venne in mente.

Continua a leggere…

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

2 commenti

  1. “Il ritratto di Dorian Gray” è il mio romanzo preferito in assoluto. Anche se preferisco il finale originale, così ineluttabile e definitivo, devo dire che lo stile del tuo apocrifo mi è sembrato davvero molto vicino a quello, colto ed elegante, di Oscar. Piacevole da leggere. Bravo :)

    • Cara Valeria, sono lusingato. Devo ammettere che l’ho scritto di getto appena conclusa la ri-lettura del libro ancora immerso nell’aurea di Wilde… che fortunatamente ha lasciato il suo segno. ;)

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