16 C-Incontri – le interviste – Stefano Gelain

C-Incontri  Le interviste (16)

stefano gelain

Oggi incontriamo Stefano Gelain, autore di un saggio satirico che narra delle “vite segrete di uomini illustri” così come riporta il sottotitolo de “I memorabili” (Il cigliegio), per parlare un po’ di come nascono certi libri nella mente di uno scrittore.

CSW: Ciao Stefano benvenuto su CSide Writer, posso farti accomodare sul nostro comodo divano virtuale? Se gli altri qui seduti ci fanno un po’di spazio… scusi signor Beethoven! Dimenticavo, è sordo.

SG: Nessun problema, ormai ci sono abituato. Ludwig, per amor del cielo, puoi farti un po’ più in là, così da farmi spazio?!

CSW: Leggendo queste pagine si ha l’impressione di un qualcosa di familiare, come di un pensiero represso nell’adolescenza scolastica. Com’è nata l’idea per un libro come questo che prende in giro “I memorabili” della storia?

SG: Quando sedevo dietro i banchi di scuola, e affrontavamo un nuovo personaggio storico, il mio senso umoristico non riusciva a non fare dell’ironia sulla sua biografia, sui suoi scritti, sulle sue imprese. È qualcosa che mi è sempre risultato spontaneo.

Se mi veniva presentato Catullo e il suo eterno amore per Lesbia, nella mia fantasia si delineavano i tratti dello stalker che insiste nello scrivere poesie su una donna che, a momenti, nemmeno lo conosce; se mi veniva invece spiegato che Kierkegaard, lungo la sua riflessione, trova nella vita religiosa la risposta alle sue domande, ecco che me lo immaginavo su un’altalena, vestito da suora, tutto contento di recitare l’Ave Maria.

Perché tutti loro, prima di essere stati grandi scrittori, condottieri, musicisti e pensatori, sono stati uomini, con tutti i limiti propri dell’umanità. Questa irriverente “riumanizzazione” degli uomini illustri, unita all’amore e al rispetto che nutro nei loro confronti, mi ha portato a ridicolizzarli e deriderli in queste poche pagine, cogliendo il mito nel pieno della sua umana banalità.

Bernardo di Chartres diceva che i moderni sono nani sulle spalle dei giganti; ecco, credo che proprio questa riflessione faccia al caso nostro: solo dopo averli letti, studiati e amati, è possibile deriderli e ridicolizzarli, esattamente come farebbero due amici di vecchia data.

CSW: Il rapporto che instauri con i personaggi nel libro è, seppur sfacciato, sempre rispettoso nella logica della satira. L’ironia nello scrivere secondo te è un dono o si può allenare?

SG: La domanda mi fa sorridere perché, occupandomi di Letteratura latina medievale, mi capita spesso di imbattermi in discussioni analoghe. Penso in particolar modo alle furiose litigate (perché è di questo che si tratta) che hanno investito la Valle della Loira a metà del XII secolo. Il problema era esattamente quello sollevato oggi: uno scrittore, per definirsi tale, deve essere in possesso della ratio o del labor? In altre parole, un individuo diventa uno scrittore perché conserva in sé un bagliore dell’ispirazione poetica, dato esclusivamente dalla natura, o perché si dedica, anima e corpo, a un infaticabile esercizio di scrittura quotidiano?

Due letterati del tempo, Arnolfo di Orleans e Matteo di Vandôme, non la pensavano allo stesso modo: e se ne sono detti di tutti i colori, accusandosi vicendevolmente di essere una cornacchia priva di idee, un pappagallo che ripete quanto sentito, e chi più ne ha più ne metta!

Questo per dire che ho avuto modo anche io, in diverse occasioni, di pormi il quesito e riflettere. Credo che, come in molti altri casi, vada preferita una terza via, che sintetizza le prime due: l’umorismo, così come la scrittura, può essere certamente coltivato e migliorato, con impegno e dedizione, ma necessita, a mio avviso, di una scintilla preesistente.

CSW: La prefazione se ho capito bene è di una tua professoressa del liceo. Com’è stato il riscontro da parte non solo di coloro che ti conoscevano in precedenza, ma in generale da parte dei lettori?

SG: Tralasciando i parenti e gli amici più stretti, che leggerebbero e approverebbero (più per amore che per onestà) qualsiasi pagina io scriva, sono stato molto contento di aver conosciuto alcuni degli altri lettori, ossia quelli sconosciuti; a volte di persona, a volte virtualmente.

Ciò che, in particolare, mi ha riempito di soddisfazione è stata la quasi totale capacità di questi lettori di cogliere la suggestione desiderata: abbassare gli uomini illustri e reinserirli in una quotidianità, fatta di banalità e di cinico realismo. Dante potrebbe non essere stato così presuntuoso, ma forse sì (e chi non ricorda il famoso schiaffo dato al mandriano che recitava, storpiando, i suoi versi?); o, ancora, chi può essere certo che Shakespeare non fosse realmente ossessionato dalla prepotente calvizie?

Quando ho avuto modo di parlare con questi lettori, o leggerne i commenti in internet, mi sono quasi sempre imbattuto in gente che sorrideva, piacevolmente divertita dal tono tanto canzonatorio quanto amichevole.

Inoltre, sono stato altrettanto felice di aver avuto modo di gareggiare da finalista al Premio di letteratura umoristica Umberto Domina. Durante questa bella esperienza, ho avuto modo non solo di mettermi in gioco come scrittore, ma anche, e soprattutto, di scontrarmi e di competere con altri appassionati del genere umoristico.

CSW: Ho trovato interessante la logica cronologica con cui sono presentati i personaggi. Secondo te libri come questo potrebbero essere utili per stimolare qualche studente refrattario alla conoscenza?

SG: No, mentre lo scrivevo non l’ho mai preso sul serio in considerazione. Forse per il linguaggio a tratti pungente, o forse per le situazioni grottesche e irriverenti, ho sempre pensato a un lettore che si accosta al libro perché amante della letteratura umoristica.

Invece, la scorsa estate, mi sono imbattuto per caso nei compiti per le vacanze estive di alcune classi di seconda liceo. Quando l’ho letto sono quasi caduto dalla sedia: le letture consigliate erano Dracula di Stoker e I Memorabili di Gelain. Devo ammetterlo, ci sono davvero rimasto di stucco. Forse ancora di più di quei poveri alunni che si sono imbattuti in questo sconosciuto, ma soprattutto spaccapalle, Gelain.

Probabilmente quell’insegnante ha voluto sperimentare cosa succede quando un ragazzo parla di uomini illustri ad altri ragazzi. Del resto, è vero che questo libro l’ho scritto pochi anni dopo il Liceo, dunque ancora fortemente, e drasticamente, inserito in quello che io chiamo lo stato tragicomico dello studente: il dannato periodo, cioè, durante il quale alcune tra le più belle letture di sempre, dalla Commedia di Dante al Furioso dell’Ariosto, dalla Locandiera di Goldoni ai Malavoglia di Verga, vengono calate dall’alto e, per questo, si trasformano in macigni indigeribili.

È stata davvero una bella sorpresa; spero vivamente di essere stato in qualche modo utile… e … non troppo maledetto sotto l’ombrellone!

CSW: E ora la domanda d’obbligo per chi calca le pagine di CSide Writer. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

SG: L’assenza del paraocchi, la capacità di scrivere (e leggere) un libro senza tutte le imposizioni culturali spesso preconfezionate da qualche spocchioso critico.

CSW: Esiste un lato C, una chiave di lettura, un approccio che vorresti che il lettore avesse con il tuo ultimo libro?

SG: Sì, credo che la chiave di lettura sia proprio quella della risata fine a se stessa. Mi è sempre piaciuto guardare al mio libro come al Carnevale: un breve istante in cui si opera un drastico capovolgimento della vita reale, un rovesciamento del valori socio-morali della collettività. Si crea così un momento di festa, in cui domina la farsa, ossia la storiella breve, dalle situazioni caricaturali, dai personaggi sgangherati e viziosi, dal linguaggio spesso scurrile e irriverente.

Dunque una trasgressione che guarda alla tradizione bassa della nostra cultura, carica di espressività corporea e di licenziosità (il sesso, i peti, le parolacce). E non è un caso che dopo la rivolta carnevalesca subentri la Quaresima, simbolo dell’impegno quotidiano e duraturo ai valori civili e morali.

Ecco allora che con la prima pagina di questo libello ha inizio la festa, all’insegna della risata grassa e impertinente, dell’esuberanza, dello scherzo… che però termina con l’ultima, lì dove gli uomini illustri tornano a popolare gli scaffali delle silenziose e austere librerie.

CSW: Nel futuro possiamo aspettarci altri Memorabili oppure hi altri progetti?

SG: No, direi che questo libro rappresenta, come ho già avuto modo di accennare, una festa, un momento di Carnevale in cui è stato possibile sperimentare il lato più goliardico e irriverente del rovesciamento dei valori culturali. Conclusosi il libro, si torna a leggere e ad amare i classici.

Ciò non toglie che mi piacerebbe certamente continuare all’interno della letteratura umoristica, ma seguendo nuovi orizzonti.

CSW: Grazie per essere stato con noi assieme a questi uomini illustri. Ci regali un C-saluto?

SG: C-iaooooooooo e grazie della c-hiacchierataaaaaaaa! :)

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...