14 C-Incontri – le interviste – Luca Di Gialleonardo

C-Incontri  Le interviste (14)

luca di gialleonardo

Oggi incontriamo Luca Di Gialleonardo per chiacchierare con lui del suo ultimo racconto lungo dal titolo “Trenta Baiocchi” (Delos digital), ma anche di scrittura…

CSW: Ciao Luca benvenuto su CSide Writer, posso offriti qualcosa da bere, magari non del vino a scrocco come qualcuno che conosciamo?

LDG: Qualcosa di analcolico, grazie. Al contrario di Gustavo, io sono quasi astemio!

CSW: Vengo subito al punto con la prima domanda che mi frulla da un po’ nella testa. Tu sei un autore poliedrico, nel senso che non scrivi solamente riferendoti a un genere letterario. Cosa cambia secondo te nel modo di affrontare la scrittura nei diversi generi letterari?

LDG: Ho cercato di cimentarmi con tutti i generi letterari, anche con un racconto di una cartella. Mi diverte scrivere cose diverse. Nella mia esperienza personale, più che il genere letterario, il mio modo di scrivere si è adattato al tipo di storia e di personaggio portante. Per esempio, “Trenta baiocchi” è un giallo tendenzialmente allegro, ma altri gialli che ho scritto hanno un tono decisamente più noir, mentre ci sono molti aspetti in comune con “Direttiva Shäfer”, che è un romanzo di fantascienza. Cerco di immedesimarmi nel personaggio e adattare me stesso a chi devo “interpretare”, di volta in volta. E questo si porta dietro il modo in cui si struttura una storia o si studiano i vari punti di svolta. Certo, se si scrive un giallo storico il tipo di ricerca è diverso da quello che si deve condurre quando si scrive di fantascienza o fantasy, ma l’approccio generale e l’impegno, almeno per me, non cambiano.

CSW: Hai pubblicato diversi racconti e romanzi per la collana Delos digital. Secondo te l’editoria digitale sta cambiando l’approccio degli scrittori e dei lettori al mondo dei libri?

LDG: Lo sta facendo, ma credo che il processo sia ancora molto lento, seppure ormai inarrestabile. Al momento il digitale sta moltiplicando il numero di titoli pubblicati. Da un lato, la cosa è molto positiva, perché la parziale riduzione dei costi e dei rischi consente agli editori di investire. Prendiamo l’esempio della Delos Digital. Nel giro di due anni ha avviato tante collane molto interessanti, ha rivalutato il racconto come forma di narrazione, ha aperto strade a tanti autori volenterosi e validi, in particolare in campi come il fantastico dove il mercato librario cominciava a tirare il fiato. Sono certo che anche io ho giovato di questa nuova tendenza, riuscendo a pubblicare con un ritmo che finora avevo solo sognato.

D’altro canto, però, se prima l’Italia era famosa per avere più libri pubblicati che lettori, con il digitale questa tendenza, temo, si è intensificata. E non sono sicuro che siano aumentati anche i lettori. Non so quante persone interessate a quello che ho pubblicato hanno desistito perché preferivano leggere il cartaceo, vuoi per difficoltà a usare i libri elettronici, vuoi per rifiuto di abbandonare la carta.

CSW: Nell’era del digitale e dei social, dove si accorciano le distanze virtuali, qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori?

LDG: Sono sempre stato una persona poco propensa a usare i social. Anche agli albori di internet, odiavo le chat. Preferivo forum e mailing list tematiche, dove persone interessate a un particolare argomento potessero condividere le proprie passioni. Alla fine, questa estate, ho ceduto anche io e mi sono iscritto a Facebook. Quello che temevo è accaduto: ho molto meno tempo libero! Però ho anche trovato molti canali di contatto con amici e nuovi conoscenti. Devo ancora imparare a usare al meglio i social per raggiungere lettori. In compenso, ho imparato fin troppo a perder tempo!

CSW: Il tuo ultimo racconto “Trenta Baiocchi” è ambientato nella Roma del 1798. Quanto conta in questo caso documentarsi prima della stesura di un racconto o più in generale di un libro?

LDG: Tantissimo. In precedenza avevo già scritto un racconto storico (“Il calice della vendetta, sempre pubblicato da Delos Digital). Il lavoro di ricerca è stato lungo, ma avendo ambientato il racconto in un luogo immaginario, non è stato eccessivo. Per scrivere “Trenta baiocchi”, invece, ho studiato a lungo. Non basta affidarsi a Wikipedia, che aiuta a farsi un’idea, ma niente di più.

Ho cercato libri che parlassero della Repubblica Romana portata dai francesi, ma non ne ho trovati molti. Non è un periodo che ha raccolto tanto l’attenzione degli storici, come per esempio la Repubblica Romana del 1849. Per mia fortuna, però, spulciando la rete, ho ripescato le scansioni dei giornali dell’epoca, una vera manna, specie per i discorsi pronunciati nelle sedi ufficiali e gli eventi accaduti giorno per giorno.

Agli eventi vanno aggiunti i luoghi. Ho recuperato le cartine di Roma del diciottesimo e diciannovesimo secolo, per capire quali vie c’erano e quali no. Per esempio, a un certo punto di “Trenta baiocchi”, Gustavo e Benedetto fanno visita al cimitero dove lavora Petalo. Oggi quel cimitero non c’è più, ma, almeno nel 1840, era proprio lì dove l’ho messo.

Scrivere uno storico è stata per me la sfida più grande da quando scrivo. Ma anche la più esaltante!

CSW: Questa è la domanda che faccio a tutti. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

LDG: Il lato spontaneo, quello che uno scrittore magari non cerca, ma che c’è e pesa all’interno di un racconto o un romanzo. Lo scrittore è visto da molti come un artista, io lo vedo anche come un artigiano, perché il suo lavoro non deve essere solo trasportato dalla vena dell’arte, ma deve essere professionale, controllato, guidato. Il lato C è quello che esula dall’arte e dalla professione. È qualcosa che lo scrittore non sa di possedere, che viene naturale, che traspare dalle parole e arriva al lettore. O, almeno, a me piace pensare che ci sia un’anima dello scrittore che lo rende speciale a prescindere dal suo talento o dalla professionalità che mette nel levoro.

CSW: Esiste un lato C, una chiave di lettura, un approccio che vorresti il lettore avesse con il tuo ultimo libro?

LDG: Io voglio dare emozioni. Che sia commozione, tensione o anche una bella risata. Ho iniziato a scrivere perché ho trovato autori che mi hanno dato emozioni e desideravo fare altrettanto. Quindi vorrei che chi un mio lettore si lasciasse andare, che aprisse se stesso alle emozioni, appunto.

CSW: Per conoscerti un po’ da punto di vista letterario. Ci sveli un autore del passato che ti ha appassionato? E uno attuale?

LDG: Andiamo molto indietro nel tempo, quando ero ancora un ragazzino che si approcciava alla lettura. I primi autori che sono riusciti a colpirmi al cuore sono stati Collodi, con il suo “Pinocchio”, e Jules Verne, con “Il giro del mondo in 80 giorni”. Avvicinandoci al presente, ma restando con autori del passato, non posso non citare Dumas. Tra gli autori attuali, Ken Follett è stato uno di quelli da cui ho cercato di carpire maggiormente i segreti della scrittura, Camilleri è invece uno di quelli che più riesce a intrattenermi, King è riuscito a spaventarmi. E non posso non parlare anche di Franco Forte, grande autore e maestro, il primo che ha voluto darmi fiducia ed è riuscito a farmi crescere davvero.

Ops, avevi detto di citare solo un autore per il passato e uno per il futuro? Mi sono fatto prendere la mano, scusa. Che faccio, cancello qualcosa?

CSW: Ci puoi anticipare un tuo prossimo progetto per il futuro?

LDG: Progetti ne ho tanti. Tra quelli più concreti, sta per arrivare in porto un lavoro fantasy per ragazzi iniziato quando avevo solo quattordici anni, ed evolutosi con il passare dei decenni. Poi c’è il giallo, che dovrebbe avere un paio di nuove pubblicazioni in corso d’anno, ma che mi impegnerà molto nei prossimi mesi in termini di scrittura.

E, se il tempo mi assisterà, vorrei davvero scrivere il seguito di “Direttiva Shäfer”.

CSW: Prima di salutarci, sai dirci quanto valgono al cambio attuale i trenta baiocchi?

LDG: Eh eh, bella domanda. Non posso darti una risposta certa, ma possiamo ripercorrere insieme il ragionamento che ho fatto per stabilire la tariffa di Matilde. La fase di ricerca ha riguardato, ovviamente, anche quella sui costi delle prostitute romane alla fine del Settecento. Purtroppo non ho trovato nulla. Ho recuperato tanti tariffari più recenti (uno era esposto sul muro di un pub a Roma, pensa un po’), ma niente che risalisse a quel periodo. Però, ho trovato gli stipendi percepiti dai soldati della Guardia Nazionale, divisi per grado. Gustavo è un gendarme a piedi, il grado più basso, il cui stipendio ammontava a 120 scudi l’anno. Uno scudo corrispondeva a 100 baiocchi, quindi lo stipendio mensile era intorno ai 1.000 baiocchi. Sulla base di questa cifra ho immaginato che una donna bella come Matilde potesse richiedere 30 baiocchi. Lascio a te fare la proporzione con gli stipendi attuali J.

CSW: Grazie per essere stato con noi. Ci regali un C-saluto.

LDG: C-iao, c-arissimi! ;-)

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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