38 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 38

il falco nero

Titolo: Il falco nero

Autore: Mauro Marcialis

Un libro storico per una storia ambientata nel 1200 epoca in cui un giovanissimo Federico II si trova suo malgrado a passare da giovane ragazzo a sovrano di una terra e di un popolo multietnico e multireligioso. Forti sono le passioni, forti gli interessi per il potere e in questo scenario non potevano cero mancare vittime e assassini. Una cosa però mi è piaciuta in particolare sopra le altre, ossia il senso d’immortalità della speranza che si intuisce ma che a un certo punto si legge: “Come si fa, a uccidere il pensiero di te? Con un pugnale? Col veleno? Col fuoco?”. Ma siccome è proprio di modi di morire in un libro che parliamo in questa rubrica, dei tre appena enunciati, nonostante i roghi purificatori, nonostante le molte lame impugnate da soldati e cavalieri, sceglierei il veleno per la sua paritetica condivisione fra uomini, donne, religiosi, eretici e cospiratori.

Chiacchieriamo con Mauro Marcialis per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Mauro, benvenuto con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere? Magari per sicurezza lo facciamo assaggiare prima?

MM: non vedo Borgia nei paraggi, possiamo rischiare: un bicchiere di Brunello di Montalcino, grazie.

CSW: Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo?  E nello specifico nel tuo libro “Il falco nero”, l’utilizzo diffuso del veleno è una necessità di trama o è una storicizzazione dei fatti?

MM: direi entrambe.

Una necessità poiché “Il falco nero” rigurgita passioni prorompenti che sfociano spesso in vendetta, nonché congiure e dinamiche di potere giocate in modo sottile che “pungolano” tradimenti. In tutte queste situazioni l’uso del veleno è funzionale a “coprire” l’assassino o la strategia che ha generato il crimine.

Una storicizzazione poiché, appunto, il veleno è un classico storico: i decessi causati da avvelenamento sono una costante che ha cavalcato i secoli senza soluzione di continuità.

Più in generale, in un romanzo storico, alcune uccisioni rappresentano “verità” imprescindibili (anche se questa “verità” è spesso ambigua e discutile, poiché a scriverla sono stati in prevalenza autori al soldo dei potentati), ragione per la quale l’autore a volte deve piegarsi ad un’esigenza che è più forte della propria inventiva o addirittura delle proprie intenzioni.

Tornando al veleno, colgo l’occasione per menzionare ancora la famiglia Borgia (che ho “raccontato” in un altro romanzo), talmente spietata da ispirare, almeno in parte, “Il padrino” di Mario Puzo. In questo caso mi affiderei alle parole del saggista britannico Beerbohm, una sintesi “leggendaria” parecchio rappresentativa: “I Borgia selezionavano e disponevano veleni rari nelle loro cantine, con la stessa dedizione con cui curavano i loro vini d’annata. Sebbene nel XV secolo capitasse spesso di sentire uno snob romano dire ‘Stasera sarò a cena dai Borgia,’ nessun romano è mai stato in grado di dire ‘Ieri sera ho cenato con i Borgia’.”

CSW: Parlando in generale quanto può essere importante e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di morire?

MM: In molti casi (e in particolare per alcuni generi letterari) il “modo” di morire è predominante: asseconda gli sviluppi narrativi e caratterizza i personaggi: la loro crudeltà, la loro predisposizione alla sopraffazione, la loro “debolezza”. Il loro amore, perfino.

CSW: In una trama complessa come quella del tuo libro incontriamo diversi modi di far morire i vari personaggi. Perché secondo te a volte personaggi diversi sembrano richiedere appunto modi di morire diversi?

MM: potrei rispondere con una specie di battuta: ci sono personaggi che “bramano” una morte che in qualche modo sia in grado di onorarne lo status oppure assecondarne le caratteristiche. In effetti nel romanzo, per alcuni, la morte ha proprio questa impronta: ci sono cavalieri che cadono nei duelli, soldati che soccombono in battaglia, traditori che spirano a seguito di torture…

In realtà, “Il falco nero” è ricco di conflitti e lo sfondo “storico” è impregnato di sangue: i cruenti scontri cavallereschi, la guerra dell’esercito di Federico II contro i saraceni; le rappresaglie e le esecuzioni per motivi di carattere religioso e sociale, le congiure di palazzo. A tutto questo si sommano i conflitti più propriamente passionali dei personaggi principali che, con amori e amicizie compromettenti oppure con codici d’onore ferratissimi (che non permettono loro di scegliere le soluzione più utilitaristiche) si trovano frequentemente in situazioni di pericolo.

Esigenze e scelte meramente narrative (e ovviamente storiche), unite all’intenzione di evidenziare sentimenti diversi, determinano le modalità di dipartita di alcuni.

CSW: Parlando ancora di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio, sempre ammesso che qualcuno debba morire?

MM: probabilmente un suicidio, che alla fine per me rappresenta il “modo” di morire più intrigante.

CSW: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro, Federico, l’amore di Esmeray, l’amicizia di Yusuf, Mahzum e Kerim nella classifica dei Cento modi di morire in un libro. Stavo dimenticando la dedizione di Francesco.

MM: Grazie a te, Marco, a presto!

38 La classifica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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