37 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 37

tresca vasca

Titolo: Ho una tresca con la tipa nella vasca

Autore: Andrea G. Pinketts

In un libro formato da diversi racconti è sempre difficile scegliere un modo di morire, per così dire rappresentativo, in questo caso il compito è reso più agevole perché l’ho scelto dal racconto che da il titolo al libro. Catapultati nella scrittura irriverente di Pinketts il modo di morire è solo uno degli aspetti di una scrittura che fra reale e surreale ci regala delle pillole di sconfinata e colta saggezza, condita da straordinaria ironia. Ma se a volte muore l’amore, altre volte a morire sono proprio i cattivi, e a noi piace un sacco quando vincono i buoni… appetiti.

Chiacchieriamo con Andrea G. Pinketts per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Andrea, benvenuto con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere, magari allontanandoci un po’ da questa vasca piena di acqua condita con sale affumicato?

AGP: Potresti offrirmi da bere se tu fossi qui presente. Siccome stiamo comunicando via mail, al massimo posso segnare una birra sul tuo conto a Le Trottoir. Peccato che tu non abbia un conto a Le Trottoir. Sono quindi costretto a brindare alla tua salute a mie spese.

CSW: Come nasce secondo te in generale l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo? E nello specifico nel racconto che da il titolo al tuo libro, l’utilizzo della sirenetta mangiatrice di uomini, contiene una sorta di metafora?

AGP: Anche se dissemino di cadaveri i miei libri non mi piace ammazzare figure che mi sono care anche se cartacee. Non a caso il protagonista dei miei romanzi si chiama Lazzaro e quindi ha sempre una seconda chance. Nel Mistery il cadavere c’è già, è servito in biblioteca su un piatto d’argento. Non è più un corpo, non è più una persona, è una funzione. In Dahlia Nera, di James Ellroy, la vittima martirizzata è Storia e Metafora contemporaneamente. Ellroy  racconta un delitto Hollywoodiano per raccontare la morte di sua madre uccisa da uno sconosciuto. Questo tipo di “corpo da reato”, sia Elisabeth Short che genera Ellroy, erano bellissime donne, ha scatenato le fantasie più oscure e speculari di tempi “Belli e dannati”. Prima di Fitzgerarld. Siccome mi è difficile far morire gli amici reali che inserisco nei miei libri, il mio più audace tentativo è stato quello di mettere in salamoia Edoardo Montoya in “HO FATTO GIARDINO” però, alla fine il personaggio se la svanga. La Sirenetta a cui alludi più che una mangiatrice di uomini, in fondo è una divoratrice di pulsioni. La sete di conoscenza inevitabilmente ti prosciuga. E allora muori disidratato senza avere imparato nulla.

CSW: Cercando di capire quanto può essere importante, e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di morire. Secondo te è il modo di morire che condiziona la storia oppure viceversa?

AGP: Il nostro dolore è una tragedia, quello degli altri è uno spettacolo. Spettacolarizzando il dolore indolore dei tuoi personaggi esorcizzi la morte. Se la rendi funambolica può essere persino divertente. In realtà il modo in cui uccidi un personaggio è concedergli una forma di sopravvivenza nella memoria del lettore. Tutti noi ci ricordiamo che Anna Karenina finisce sotto un treno e che Ofelia annega in un ruscello. Uno scrittore deve avere solide rotaie e riserve d’acqua. La storia è altrove.

 CSW: Ogni personaggio ha un carattere, una personalità propria. E’ vero che personaggi diversi sembrano richiedere modi di morire diversi?

AGP: Ne “IL PUNTO DI VISTA DEL LICANTROPO” contenuto in “IO NON IO NEANCHE LUI” (Feltrinelli) un nano, un gigante e un uomo medio vedono la morte vedono la morte in faccia scoprendo che ha la loro stessa statura. Forse se lo sono immaginati, ma per me è così.

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

AGP: I miei personaggi sono immortali, modestie a Pinketts. Le persone purtroppo no.

CSW: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro, la Sirenetta, il ballerino comunista, il bagnino, le miss, la befana e tutti gli altri nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

AGP: Sono io a ringraziarvi per non avermi intervistato sui “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”.

37 La classifica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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