36 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 36

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Titolo: IL PAPA GUERRIERO

Autore: Ilaria Beltramme

C’è chi muore a colpi di archibugio, chi muore in battaglia, chi muore suicida, chi muore di malattia, ma a mio avviso in questo libro la morte che più segna la protagonista è quella da avvelenamento. Non svelerò altro per non rovinare il gusto della lettura, ma nel libro di Ilaria Beltramme, sicuramente le passioni sono forti, tanto l’odio quanto l’amore. Ma se si può uccidere in nome di un amore, quanto più forte può essere la motivazione se si è spinti dall’odio? Questa è solo una delle domande che ci si posso fare leggendo questo libro, oppure ci si può fra trascinare dalle vicende narrate fra le dolci carezze di Isabella.

Chiacchieriamo con Ilaria Beltramme per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Ilaria, benvenuta con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere, tenuto conto che non ci troviamo in un altana sopra i tetti di Roma?

IB: grazie sì, purché provenga da una bottiglia ermeticamente sigillata. Sai, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

CSW: Spesso personaggi diversi sembrano richiedere modi di morire diversi, questo accade anche nel tuo libro. Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo?

IB: La morte è un innesco narrativo. Almeno lo è stato per la mia storia. Cioè dalla morte nasce un cambiamento drastico dello scorrere del racconto. “Archetipicamente” parlando, quindi, si potrebbe parlare anche di nascita, il senso sarebbe lo stesso. La modalità del trapasso di uno o di altri personaggi arriva direttamente dalle loro caratteristiche principali. In qualche modo è figlia del personaggio in sé ed è consequenziale all’ambiente che il personaggio frequenta. È, appunto, un innesco narrativo. Cambia passo alla narrazione ma allo stesso tempo dipende da essa, dal punto in cui ci troviamo in quel dato momento.

CSW: Quanto può essere importante e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di far morire un personaggio?

IB: Tantissimo. Il come muore. Che cosa dice prima di morire. Su chi avrà un impatto la sua morte, sono i cardini su cui il romanzo si muove. Purtroppo devo mantenermi sul vago, per non svelare nulla della trama de Il papa guerriero. Ma i lettori noteranno l’importanza di tutte queste “cesure” improvvise o meno nella vita di Isabella che appare spietata, ma nel corso di questa sua avventura nella vendetta, scopre nuove parti di sé. Queste scoperte però non sono lasciate sempre libere di dilagare, sono “fragilità”, emozioni che non può e non deve mostrare prima di tutto a se stessa, per portare a termine i suoi piani contro Giulio II (il papa, appunto, guerriero).

CSW: Per il tuo libro ho scelto l’avvelenamento come modo di morire simbolico, perché a mio avviso è quello che più segna l’animo di Isabella. In questo caso o in generale è più il modo di morire che condiziona la storia oppure viceversa?

IB: La morte nel mio libro che, ricordo, è ambientato nel Rinascimento è prima di tutto qualcosa di “storico”, cioè è un elemento preponderante nella storia dell’epoca e non soltanto negli ambienti di corte. A Roma e nel resto d’Italia tutti facevano i conti con la morte continuamente. Nella città eterna c’erano esondazioni del Tevere a ogni pioggia abbondante, c’era uno stato di guerra permanente, pestilenze, un tasso di mortalità infantile da farci tremare, i papi e i signori duravano spesso pochi mesi o una manciata di anni, ogni famiglia – ricca o povera che fosse – si confrontava con la morte sempre, senza sosta. Isabella nasce in questo contesto, i suoi “antagonisti” pure. L’avvelenamento è – nel Rinascimento italiano – un mezzo di eliminare i nemici molto utilizzato negli ambienti più raffinati, come le corti e le signorie e in Vaticano. È la storia minima del libro e la Storia assoluta in cui si muovono i personaggi a condizionare la modalità della morte. Ma, come dicevo prima, queste dipartite pure sono i “tagli” che ho scelto per far cambiare marcia alla narrazione, per far sbattere il naso a Isabella sulla sua umanità, per farla riflettere. Per rispondere in modo onesto, perciò, voglio dire che le due cose accadono contemporaneamente: morti e storia si condizionano a vicenda. 

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

IB: I miei molti personaggi, vorrai dire. Il 20 novembre uscirà in libreria Forse non tutti sanno che a Roma… una raccolta di storie della storia di Roma (perdonate il bisticcio). Dalla fondazione (anzi, da prima della fondazione) ai giorni nostri. Un capitolo, per esempio, è dedicato a Locusta dei Galli, il sicario imperiale alla corte di Agrippina e Nerone (I secolo d. C.). Tutte le morti da lei provocate (è lei che avvelena l’imperatore Claudio e suo figlio Britannico, durante un banchetto) non riusciranno a eguagliare la sua drammatica esecuzione, per ordine dell’imperatore Galba, dopo il crollo del potere neroniano. È una morte rituale, violentissima e molto raccontata in letteratura. Non vi rivelo i dettagli per farvi incuriosire, ovviamente, ma ci tengo a dire che questo è un capitolo a caso su settantacinque totali (che non parlano solo di morte, però). Troverete pane per i vostri denti, insomma.

CSW: Grazie per essere stata con noi con il tuo libro, con Isabella, il suo Gregorio,  Felice e tutti gli altri, nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

IB: Grazie a voi. A presto.

La classifica

cc CSide Writer – Marco Ischia

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