35 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 35

nonscrivegrande

Titolo: L’assassino non sa scrivere

Autore: Stefano Piedimonte

 In questo libro a uccidere non è un serial killer ma un “sirial ciller”. Quando uccide il “sirial ciller”, a differenza del suo colto collega di malefatte, non uccide seguendo un modus operandi, ma uccide alla “cazzo di cane”. Può essere un bastone, una pietra, un quadro, un televisore, non importa, qualsiasi oggetto può assolvere alla funzione di togliere la vita. Fra gli spunti ironici degli abitanti di Fancuno e le efferate uccisioni, ci si muove sul fil di lana fra indizi e misteri di un paesino che nasconde ben più di un solo segreto. Ma come si muore dunque in questo libro? Scegliete voi un oggetto e aspettate il sirial ciller.

Chiacchieriamo con Stefano Piedimonte per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Stefano, benvenuto con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere? C’è giusto un posto libero al bar di Siusy che aspetta una nuova storia per il suo hard disk.

SP: Grazie, per come sono messo stamattina accetto volentieri un bianco anche se, appunto, sono le undici. E poi rimango lì ad ascoltare.

CSW: Nel tuo libro il killer, scusa il ciller, uccide con la prima cosa che gli capita a portata di mano. Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo?  E perché personaggi diversi sembrano richiedere modi di morire diversi?

SP: Questa tua vivissima attenzione per il modo in cui muore la gente, lasciamelo dire, è un po’ inquietante. Dovremmo prenderci uno scotch e farci due chiacchiere su, prima che ti arrestino. Comunque, in questo caso non è tanto il personaggio particolare a richiedere un certo tipo di uccisione. C’è una volontà di annientare la vita, di riparare a un guaio, in un certo senso. Va bene tutto, purché lo scopo sia raggiunto. Mi interessava, nel caso specifico, la brutalità. Volevo una brutalità insensata, o che almeno lo fosse apparentemente.

CSW: Secondo te uno specifico modo di far morire un personaggio può essere importante anche nell’influenzare la narrazione, oppure è assolutamente ininfluente?

SP: Dipende tutto dal contesto, dalla situazione, dal tipo di storia. Il modo in cui una persona viene uccisa, l’arma, la firma dell’assassino, assumono un’importanza fondamentale soprattutto se parliamo di un romanzo giallo o di un thriller. Riescono a inquadrare il carattere dell’assassino, a delinearlo, a far credere al lettore che si tratti di un uomo di un certo tipo quando poi certamente sarà un uomo di un altro tipo, oppure a confermare le sue stesse impressioni.

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

SP: Per ora sto pensando a come nasce, poi, in tempo utile, penserò anche ad ammazzarlo. O forse no, scusa: perché deve morire per forza? Dove sta scritto? E se lo facessimo campare?

CSW: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

SP: Ma grazie a te. Noi due non siamo in un libro, vero? Possiamo star tranquilli ancora per qualche annetto?

La classifica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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