34 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 34

un conto aperto

Titolo: Un conto aperto con la morte

Autore: Bruno Morchio

Poteva mancare in questa rubrica Bacci Pagano l’investigatore dei Carruggi? Potevo farmelo scappare? Io sono riuscito a prenderlo mentre è bloccato nel suo appartamento da un tutore che gli impedisce di flettere la colonna vertebrale. Ma non bastano delle schegge che lo minacciano di paralisi per fermarlo del tutto. In questa nuova indagine cercherà di scoprire, grazie all’aiuto di uno scrittore di gialli, chi e perché ha attentato alla sua vita. Ma è di modi di morire in un libro che parliamo in questa rubrica e senza voler anticipare nulla al lettore, senza voler rivelare quella lontana verità, per me la morte più significativa in questo libro è quella che ha visto morire una ragazza, uccisa a colpi di pietra alla testa.

Chiacchieriamo con Bruno Morchio per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

 CSW: Ciao Bruno, benvenuto con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere? Aglaja ha appena preparato un caffè, ma forse preferisci qualcosa più alla Bacci Pagano tipo un Negroni o un Pastis?

BM: Vanno bene entrambi, per quanto il secondo sia decisamente più letterario (Izzo). Tra i cocktail più noti direi che la straordinaria invenzione alcolica del conte omonimo ha avuto meno fortuna letteraria, e perciò sono contento di averlo promosso nelle mie pagine. Dunque: un Negroni, grazie.

CSW: A volte personaggi diversi sembrano richiedere modi di morire diversi. Senza voler anticipare nulla ai lettori, nel tuo libro un personaggio muore sparandosi in bocca, ma Bacci afferma che se non lo avesse fatto si sarebbe sempre pututo buttare dalla finestra. Quanto può essere importante e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di far morire un personaggio?

BM: L’enfasi sul come si uccide è una caratteristica del thriller, americano e nordico (uno per tutti: Jo Nesbo), versione moderna del giallo classico (dove pure il “come” era importante). Il modo in cui si i infligge la morte ha un significato strutturale e diventa spesso decisivo per scoprire l’assassino, in quanto il modus operandi è intimamente legato alla storia del serial killer (che in questo genere letterario non manca mai). Nel noir si uccide come si può, a seconda dell’arma a disposizione. Il “come” ha un significato “residuale” piuttosto che strutturale. Ma residuale non significa nullo. Spesso serve a caratterizzare la psicologia dell’omicida e la qualità della relazione tra questi e la vittima. L’assassino dell’ultimo romanzo ha usato una pietra perché era lì, davanti a lui. Tuttavia ha colpito tre volte, il che ci dice che per qualche ragione odiava quella ragazza. In generale, credo esista una valenza simbolica (talvolta non consapevolmente scelta dall’autore, inconscia, ma non per questo meno importante): nel mio romanzo Gianni Coiro si spara in bocca anziché gettarsi dalla finestra, e la cosa è rilevante perché lo fa con la pistola di Bacci Pagano. E’ piuttosto evidente che il suo obiettivo è ricreare in Bacci la stessa situazione psicologica che ha segnato Almansi, quindi il fatto di uccidersi con la sua pistola non è casuale: serve a imprimere un movimento identificatorio nel povero detective invalido.

CSW: Come nasce secondo te l’idea in generale di far morire un personaggio in un determinato modo?

BM:. Restando sui miei romanzi, in Con la morte non si tratta la scelta di uccidere usando la pattada (coltello sardo) risponde al significato di faida del delitto; nella Creuza degli ulivi Linda viene trovata affogata in una vasca da bagno dopo essere stata narcotizzata, e questo serve a connotare il suo assassino come un sadico (è un killer di professione). In Maccaia lo strozzino è ucciso da un lupo (sistema piuttosto singolare e contorto), ma questo è funzionale a far incolpare un allevatore di cani. Credo di poter dire che la morte (e dunque anche il suo “come”) rientra in un disegno del destino: ciascuno va incontro alla propria morte e questo è forse il tratto più caratteristico del noir.

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

BM: Per essere sincero, non ho ancora deciso se nel libro che sto scrivendo il cattivo morirà oppure sarà risparmiato. Vedremo.

CSW: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro, il caratteraccio di Bacci e le sue splendide donne, nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

BM: Grazie a voi del’ospitalità.

La classifica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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