33 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 33

immaginirub

Titolo: Le immagini rubate

Autore: Manuela Costantini

 Una foto, un dettaglio, un particolare che a occhio nudo sfugge via. Una morte, anzi una serie di morti, ai quali viene asportato lo scalpo, e un ciocca di capelli che viene lasciata affianco al cadavere in un macabro rituale. Con questa trama, ma soprattutto con una scrittura travolgente, Manuela Costantini si aggiudica il premio Tedeschi 2014. Averla nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro, diventa irrinunciabile e non solo perché abbiamo già avuto ospiti i vincitori delle due precedenti edizioni del premio, ma perché un libro come questo proprio non può mancare.

Chiacchieriamo con Manuela Costantini per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Manuela, benvenuta con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere? Per la gioia di Filippo Dolci non ho tisane.

MC: Grazie, Filippo Dolci ne sarebbe felice. Lui prenderebbe un caffè e qualcosa di dolce, molto dolce. Per me va bene la stessa cosa!

CSW: Nel crimine seriale il denominatore comune è appunto la serialità, lo stesso modo di uccidere. Visto in quest’ottica, quanto può essere importante e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di far morire i personaggi?

MC: Ci sono almeno due modi di vedere i crimini seriali, che spesso, nella realtà, sono strettamente legati. L’assassino che uccide le sue vittime seguendo le stesse modalità e l’assassino che sceglie vittime tra loro simili. E in ogni caso c’è un motivo. Magari balordo e valido solo per l’assassino, ma un motivo c’è sempre. Ecco, è questo che influenza la narrazione. Almeno così è capitato a me, per il romanzo. Avevo un motivo, avevo un “modo” e i personaggi hanno fatto il resto.

CSW: Parlando sempre di serialità, esistono però dei dettagli che differenziano un’uccisione dall’altra. Perché secondo te a volte personaggi diversi sembrano richiedere modi di morire diversi?

MC: Scrivere per me vuol dire entrare in una storia. Ho studiato le biografie di numerosi serial Killer prima di decidere di “scegliere” un assassino seriale. Mi sono imbattuta in storie incredibili, e poi ho scelto di raccontare, in un romanzo breve che è stato pubblicato lo scorso anno, la storia di Milena Quaglini, una serial killer italiana, atipica. Come accennavo prima, gli assassini seriali, di solito, hanno una sorta di ritualità nel loro modo di agire. Milena no. Ha ucciso tre uomini, il motivo era lo stesso, ma il modo in cui li ha uccisi è stato sempre diverso. Tornando alla narrazione e alle storie inventate, credo che possa capitare che personaggi diversi richiedano modi diversi di morire. L’assassino seriale uccide seguendo una sua personalissima strada. Capita, però, che quella strada sia interrotta o che sia costretto a cambiare direzione. Ecco, allora, che per continuare a percorrere la strada che si era prefissato, decida di fare una piccola deviazione. Se la vittima è diversa da quelle che lui aveva deciso di uccidere, utilizzerà un altro metodo, perché per lui, per l’assassino, quella è una vittima “sbagliata” che deve essere eliminata e basta, ma che non è importante per il raggiungimento dello “scopo”. Nella narrazione ci si muove allo stesso modo. Io almeno, ho fatto così.

CSW: Per approfondire il discorso. Quale può essere secondo te la differenza, ammesso che ci sia, fra il poter scegliere come far morire un proprio personaggio o averlo imposto a priori dopo la prima uccisione?

MC: Dipende da cosa hai deciso di scrivere. Credo che nella stesura di una trama, a mano a mano che la storia procede, siano i personaggi a dirti cosa vogliono fare. Però, a mio parere, è importante che alcuni punti restino fermi. Se in un romanzo, l’assassino uccide uomini con la barba utilizzando un rasoio, perché suo padre era un violento e teneva più alla cura della propria barba che al figlio, non è possibile che poi lo stesso assassino uccida un uomo con la barba con una tisana avvelenata. Si perde coerenza e il lettore si smarrisce. E il lettore, non deve mai essere ingannato.

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

MC: Sì, saranno in parecchi a morire e non sarà piacevole per loro, ma non posso dirvi di più…

CSW: Grazie per essere stata con noi con il tuo libro, la golosità di Filippo Dolci e la sincerità di un fotografo d’eccezione, nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

MC: Grazie a voi per l’ospitalità. Ottimo caffè e cornetto delizioso, dirò a Filippo di venire a trovarvi.

La classifica a 1/3 di strada dopo 33 libri

cc CSide Writer – Marco Ischia

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