31 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 31

giallo ponte vecchio

Titolo: Giallo a Ponte Vecchio

Autore: Letizia Triches

 Un killer seriale che uccide nei pressi di Firenze, con un colpo di pistola per poi infierire sui corpi delle vittime con tagli e incisioni. Un restauratore, un quadro da restaurare, un’aurea misteriosa che li avvolge. Questi sono solo alcuni degli ingredienti del libro “Il giallo di Ponte Vecchio”, dove l’indagine si amalgama con l’introspezione dei personaggi, dove lo stato d’animo dei protagonisti diventa tangibile, dove gli indizi sono a disposizione di chi li saprà cogliere. Ma se parliamo di modi di morire in un libro, non sceglierei certo il colpo d’arma da fuoco, che si tratti di una pistola o dell’altra (leggere il libro per capire), ma sicuramente un bisturi, nr. 20 a lama mobile.

Chiacchieriamo con Letizia Triches per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Letizia, benvenuta con il tuo libro nella rubrica dei Cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere, magari un bicchiere di rosso, visto che è il colore “prevalente” nel tuo libro?

LT: Vada per il rosso! Lo preferisco al bianco. Ambiento le mie storie in famose città d’arte italiane perché sono convinta che ciascuno di noi porta con sé il senso della luce e dello spazio del luogo in cui è nato. Le nostre città sono attraversate dall’arte ed è per questo che abbiamo un’istintiva predisposizione a riconoscere il bello. Ogni città ha il suo colore. Per me la luce di Firenze tende al rosso. Basta sollevare lo sguardo verso la cupola di Brunelleschi, che con la sua ombra – diceva Leon Battista Alberti – copre i popoli di tutta la Toscana. La grande ombra rossa di una cupola “pittorica” fatta con il cotto dell’Impruneta…

CSW: Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo?  E senza voler svelare troppo ai lettori,  nel tuo “Il giallo di Ponte Vecchio”, il bisturi è una necessità dell’ambiente in cui avviene il delitto oppure ha un altro significato?

LT: La mia passione-ossessione è far convivere realtà apparentemente contrastanti. Voglio, ad esempio, accostare la genialità creativa di un artista alla follia distruttiva di un assassino. Si può? Nulla sembrerebbe più incompatibile. Eppure, il binomio arte e delitto non è poi così assurdo. L’artista utilizza l’energia creativa per creare un’opera d’arte, l’assassino invece utilizza l’energia distruttiva per creare un’opera di morte. Forse il denominatore comune sta proprio in questa parola: creazione. Dunque, la scelta dell’arma del delitto per me deve essere legata al contesto. Come lo sono anche le modalità con cui vengono portati a termine gli omicidi. Nel 1827, Thomas De Quincy pubblicò un piccolo libro, intitolato “L’assassinio come una delle belle arti”, che scandalizzò la società inglese dell’epoca. L’autore puntualizzava, però, che non tutti gli omicidi possono essere considerati forme d’arte. Solo quelli che hanno una componente “estetica” lo sono. E’ in questo universo torbido, insolito e pieno di forze incontrollabili che amo scavare.

 CSW: In generale, quanto può essere importante e quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di morire? E nello specifico, nel tuo libro è il modo di morire che condiziona la storia oppure viceversa?

LT: Esistono tanti modi di uccidere. Togliere la vita a qualcuno è solo uno dei tanti, anche se è il più definitivo perché elimina la speranza di rimettere a posto le cose. Sicuramente il modo in cui faccio morire un personaggio condiziona la sequenza narrativa delle mie storie, ma non è il punto di partenza. Il primo passo che compio è individuare l’assassino, segue la scelta della vittima e infine c’è la genesi del delitto nei dettagli. Lo svolgersi dei fatti è condizionato dalla psicologia dei personaggi. Li conosco, li studio, imparo a conviverci. Ho bisogno di affondare le mani nella loro mente piuttosto che nel loro DNA. Finché posso presentarli, tutti insieme. Sin dalle prime pagine, il lettore intuisce che fra loro si nascondono  una vittima e il suo carnefice. Adesso non resta altro che seguire gli indizi.

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

LT: Strangolata da un nastro di seta blu. Si tratta di un cold case, avvenuto ventidue anni prima dello svolgersi dell’azione, che metterà a dura prova Giuliano Neri. Il mio restauratore dovrà vedersela con i ricordi dei protagonisti. E la memoria, si sa, a volte gioca dei brutti scherzi. 

CSW: Grazie per essere stata con noi assieme a Rosso Fiorentino, il tuo libro, e una boccata d’arte nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

LT: Grazie a Voi! E poi siamo stati in buona compagnia, perché Rosso Fiorentino rimane sempre uno dei più affascinanti pittori del Cinquecento.

La classifica dopo 31 libri

cc CSide Writer – Marco Ischia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...