29 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 29

uomo temporali

Titolo: L’uomo dei temporali

Autore: Angelo Marenzana

Come muore un pappone, contrabbandiere, affarista, baro, imbroglione, e chi più ne ha più ne metta? Angelo Marenzana ci dice la sua in questo libro dai tratti nostalgici e cupi. Ambientato in una nebbiosa Alessandria all’inizio della seconda guerra mondiale, dove il proibito è anelato, dove la sopravvivenza e l’affare convivono sul filo del rasoio. Ma sempre di modi di morire in un libro parliamo in questa rubrica, e un malavitoso non poteva che morire con il classico colpo di pistola.

Chiacchieriamo con Angelo Marenzana per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio del genere in un determinato modo.

 CSW: Ciao Angelo, benvenuto con L’Uomo dei Temporali nella rubrica dei cento modi di morire in un libro. Posso offrirti qualcosa da bere, magari quel Margarita esotico che ha tanto stupito Bendicò?

AM: Caro Marco, non vorrei distruggere il mito del giallista o dello scrittore noir, ma sono costretto a declinare l’offerta. Sono astemio. Non bevo nemmeno vino, birra e caffè, altro che Margarita. E ho pure smesso di fumare. Forse me ne sono già nutrito a sufficienza di alcol e nicotina leggendo tutto ciò che sapeva di noir, thriller o mistery a partire da quando in edicola ho scoperto il primo numero di Diabolik, Il Re del Terrore. E, per la cronaca, non avevo ancora compiuto 8 anni. Oppure guardando quasi tutto ciò che la cinematografia ha messo sul mercato. Spero che questa confessione non mi faccia perdere lettori.

CSW: Nel tuo libro il cadavere che apre le indagini è quello di Dede, una sorta di pappone dedito all’imbroglio. Come è nata l’idea di far morire un personaggio come lui con un colpo (tre per la verità) di pistola?

AM: Un principio di verosimiglianza attraverso l’uso di uno strumento “classico”. Ho cercato di dare l’idea, non tanto al lettore quanto all’investigatore dell’epoca, che uno sparo scuote il buio e l’intimità della casa, una trappola a cui non si sfugge, così come la “lama” è più da omicidio di strada. Anche se poi premere il grilletto non è uguale per tutti, e un’attenta osservazione dell’investigatore dovrebbe permettere di distinguere se il colpo è stato sparato da un professionista, da un malavitoso, un balordo oppure da un “assassino per caso”.

CSW: Parlando in generale di modi di morire in un libro, secondo te, è più il modo di far morire un personaggio che può influenzare la trama, o viceversa è la trama che influisce sul modo di far morire un personaggio?

AM: Credo entrambe le cose. Molto dipende dall’autore quanto ha le idee chiare sullo sviluppo della storia che sta scrivendo. A volte si parte lancia in resta senza sapere bene dove si andrà a parare, in altri casi la trama è già ben strutturata ancora prima di stendere la prima cartella. Certamente sono due elementi strettamente connessi. Si plasmano fra di loro. 

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

AM: Già morto. Seccato. E questa volta con un colpo di doppietta. In questo caso, giusto per ricollegarmi alla domanda precedente, è la trama a sollecitare questo tipo di arma. 

CSW: Grazie per essere stato con noi con il tuo libro, il commissario Augusto Maria Bendicò e quel farabutto di Dede nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

AM: Grazie a te per la chiacchierata e l’ospitalità. Buona lettura anche a chi sceglierà di leggere L’Uomo dei Temporali, magari con un Margarita nell’altra mano, in relax, sul bordo di una piscina.

 La classifica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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