27 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 27

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Titolo: Dritto al cuore

Autore: Elisabetta Bucciarelli

In questo libro si muore sostanzialmente in due modi. Fatti a pezzi o avvelenati. Ma quello che mi ha dato da pensare è che a morire sono solo donne. E se mi è permesso aggiungerei anche una femmina di animale, ma non una femmina qualsiasi, una femmina gravida, quella che per eccellenza è destinata nella piccola comunità in cui si svolge la vicenda, a rappresentare la forza della vita. La Reina delle Reine. Il libro è “Dritto al cuore” di Elisabetta Bucciarelli, ma non è la trama che interessa a questa rubrica, non è lo sviluppo dei personaggi, non è l’intreccio, l’investigazione, ma solo il modo di morire, e così leggendo l’inizio del capitolo 42, sentendo le parole messe in bocca al personaggio di Maria Dolores Vergani, m’è sembra scritto apposta per essere inserito fra i 100 modi di morire in un libro. “Si muore troppo noi donne, in troppi modi diversi. Di malattia, incurabile, non necessitata, eppure impossibile da evitare. Si muore di dolore, di paure e di noia. Si muore di sogni svaniti e di speranze evanescenti, di troppa dedizione e di parole aride. Di violenza e di rabbia. Si muore dimenticate o dimenticandosi che c’è sempre qualcuno che resta. … omissis … «Una donna è tutte le donne»”

Chiacchieriamo con Elisabetta Bucciarelli per cercare di capire se a un personaggio uomo o donna possono essere attribuiti modi diversi di morire.

CSW: Ciao Elisabetta, benvenuta su C-Side Writer, con il tuo libro nella rubrica dei 100 modi di morire in un libro.

EB: Grazie per questo invito e buona giornata a Voi.

CSW: Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo? E parlando di modi di morire, secondo te c’è differenza nel far morire un personaggio maschile da uno femminile?

EB: Quando i personaggi muoiono c’è anche una piccola parte del suo autore che fa la stessa fine. Li lascia per sempre, non avrà più a che fare con loro. Nei miei libri sono sempre donne, credo non ci sia nemmeno un cadavere maschile e se anche mi fosse scappato dalla penna, non ne ho memoria. Le donne muoiono di più e con più frequenza per mano degli uomini. L’ho raccontato in tutte le mie storie. Mi sembra di conoscere le infinite possibili ragioni per cui una donna possa trovarsi dalla parte della vittima, di comprenderne le emozioni, di sentirne le sofferenze. Il tipo di arma dipende dalla quantità di violenza che il personaggio, suo malgrado, è riuscito a scatenare nell’assassino. Ci sono donne nei romanzi capaci di smuovere emozioni fortissime, donne magnetiche e affascinanti, che gli uomini vorrebbero possedere e che finisco per annientare brutalmente. In questi casi sono morti violente, sanguinose. Altre volte sono donne ingombranti per il potere e il ruolo che esercitano e allora il veleno o la tortura fisica e psicologica sono le armi utilizzate per sopprimerle. Non so ancora come si faccia a uccidere un uomo, devo chiedere aiuto all’ispettrice Vergani. Lei risponderebbe: “Per legittima difesa, in qualsiasi modo”.

CSW: Nel tuo “Dritto al cuore” sono solo donne quelle che muoiono. Hai voluto dare un messaggio di denuncia contro il femminicidio, oppure è solo una necessità di trama?

EB: M’interessano le emozioni, le relazioni e i sentimenti che legano il genere maschile a quello femminile. Vedo le donne costrette a difendersi con rinunce esistenziali forti e gli uomini in difficoltà, spinti dai luoghi comuni a dover sostenere ruoli atavici, non sentiti e non condivisi. Essere forti e virili, guadagnare bene e avere potere, altrimenti sanno di essere considerati mancanti in qualcosa. Mi interessano le vittime femminili ma anche e soprattutto i modelli maschili, anche quelli che impugnano le armi o che rinunciano e si ritirano. Nei miei libri ci sono donne che muoiono perché sono belle, altre perché troppo intelligenti, alcune perché comandano più degli uomini che hanno intorno, altre perché dicono sempre quello che pensano, altre ancora perché amano e non vogliono rinunciare a un sentimento raro e prezioso. Serve denunciare, serve conoscere l’infinita declinazione dei modi in cui si può fare violenza a una donna ma di più servono modelli nuovi di relazione per uscire da questi comportamenti. Chi sono i maschi che uccidono, perché li scegliamo, quali motivi hanno per essere così rabbiosi, m’interessa capire questo, non ho messaggi, mi piacerebbe solo poter parlare degli uomini e mostrare attraverso le mie storie che avrebbero necessità di nuovi (e originali) punti di riferimento cui ispirarsi.

CSW: Nel tuo libro muore anche un animale che a mio parere ha una forte connotazione figurativa, forse la morte più carica di significati. Come mai, secondo te, a volte può colpire più la morte di un animale che di una persona?

EB: Ho deciso di far morire una mucca pacifica e gravida perché mi sembrava il simbolo più forte attraverso cui raccontare la fragilità dell’essere umano. La mucca è indifesa, vive tranquilla in un mondo naturale, vicina ad altre come lei. La sopravvivenza degli animali è legata alla natura, non hanno fucili o pistole, e non possiedo tutte le sovrastrutture distruttive di cui siamo forniti noi. Non possono difendersi dall’aggressività degli umani ed è in quel momento che possiamo comprendere fino in fondo di che crudeltà e cattiveria siamo capaci. Inoltre, in Dritto al cuore, racconto la gerarchia dei corpi femminili morti, alcuni hanno più dignità degli altri anche quando sono cadavere. C’è la presenza di una vecchia, raro personaggi in un noir ma anche in un libro in generale, di un’adolescente selvatica, di una madre di famiglia, di una mucca appunto, di una serie di prostitute e anche di una casa. Capace di accogliere e di respingere ma, come tutto il femminile presente nel libro, portatrice di un punto di vista diverso.

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

EB: Sì, è appena morto, anzi, morta. Per mano di un assassino avido, cinico e arrivista.

CSW: Grazie per essere stata con noi assieme ad Ariel, Zefiro e gli occhi del bosco, nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

EB: Grazie a Voi, è sempre un piacere sostare in vostra compagnia.

La classifica 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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