24 C-Cento modi di morire in un libro

C-Cento modi di morire in un libro La rubrica

libro nr. 24

eretico

Titolo: L’Eretico (Longanesi – Tea)

Autore: Carlo A. Martigli

Come si muore in un libro storico? Come si muore in un libro dalla forte connotazione religiosa ambientato nel 1500? Come si facevano morire coloro che erano considerati eretici? L’apertura del romanzo non lascia dubbi, “Quel giorno era stato deciso che la vanità fosse bruciata, e i roghi ardevano dappertutto.”. Il rogo dunque come simbolo (distorto) di purificazione, quello che nella cultura comune ci cala nella realtà del medioevo inquisitorio, dove il peccato sembra essere una prerogativa alla quale l’uomo non riesce a resistere. E allora solo l’assoluto pentimento accompagnato da gesti a volte estremi sembra essere l’unica soluzione per la salvezza dell’anima. Questo vale se non si legge per intero questo libro, alla fine si capisce che oltre ai tanti modi per morire esistono altri modi per vivere la vita, per conoscere, e per poter scegliere come salvare l’anima.

Chiacchieriamo con Carlo A. Martigli per cercare di capire quali sono i meccanismi che fanno morire un personaggio in un determinato modo.

CSW: Ciao Carlo, benvenuto con il tuo libro nella rubrica dei 100 modi di morire in un libro. L’ultima volta che ci siamo incontrati hai preso un Gin Fizz, mescolato, non agitato, posso offrirti lo stesso?

CAM: Volentieri, grazie, basta che non sia questo uno dei 100 modi per fare fuori uno scrittore. Basterebbe mescolarci, appunto, un po’ di tetradotossina, il veleno del pesce palla, inodore e insapore, e l’intervista finirebbe qui!

CSW: In questa rubrica parliamo di come muoiono i personaggi dei libri. Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo?  E nello specifico ne “L’eretico” il rogo è una necessità storica o solo un incipit a effetto.

CAM: Nell’ordine: quando si decide di fare morire un determinato personaggio occorre rispettare due regole:  che la morte sia coerente con lo sviluppo della trama e che il modus moriendi sia credibile. Ho visto certe morti che invece di apparire drammatiche come vorrebbe l’autore fanno ridere per come sono descritte. Per quanto riguarda L’Eretico (Longanesi e Tea), la morte sul rogo rispetta la realtà storica ed è coerente con la narrazione, e al tempo stesso è un incipit che trascina immediatamente il lettore nei fatti e nell’atmosfera del romanzo.

CSW: Parlando di modi di morire in un libro, secondo te, è il modo di far morire un personaggio che può influenzare la trama, o viceversa è la trama che influisce sul modo di far morire un personaggio?

CAM: E’ indifferente. A volte una morte accidentale o casuale può scatenare una serie di avvenimenti conseguenti che vanno a costituire il nodo della storia. Altre volte è invece la trama stessa, la logica, la coerenza come dicevo prima, che provocano la necessità della morte di uno o più personaggi. Come, a esempio, la vendetta, l’espiazione di una colpa, la vittoria del bene sul male o anche viceversa. La morte ci è vicina, in ogni istante della nostra vita, e fa parte della vita, quindi anche delle storie che sono narrate.

CSW: Considerato che sei anche autore di libri per ragazzi. In questi libri, se si muore, si muore diversamente?

CAM: Beh, qui deve rispondere il mio alter ego Johnny Rosso. Negli horror dei Superbrividi Mondadori le morti sono spesso orrende, splatter, a volte incredibili o disgustose, ma anche in quelle più terribili si nasconde un velo di ironia, che i miei giovani lettori percepiscono, e, nello spaventarsi, si divertono anche. 

CSW: Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

CAM: Sì, e più di uno morirà. So già come, quando e perché moriranno. In generale invece, per quanto riguarda certi personaggi minori, la morte avviene quasi per logica, durante lo sviluppo della trama, come conseguenza di certi fatti. E altre volte ancora, lo confesso, perché mi diverto a farli morire, sempre che non sia illogico. 

CSW: Grazie per essere stato con noi assieme all’illuminazione dell’eresia, Ferruccio, Gua Li  e tutti gli altri nella classifica dei Cento modi di morire in un libro.

CAM: Grazie a te, E ricordo sempre che Eresia è una parola meravigliosa, che significa Scelta, e quindi libertà. Anche di morire, visto che siamo in tema, soprattutto per quelli cui la vita concede solo indicibili sofferenze.

 

La classifica

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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